Febbre

Durante la scuola per Infermieri Professionali ci fecero studiare le febbri, per poi applicare queste conoscenze al lavoro quotidiano.

Non c’era “la febbre”, ma “le febbri”.

In ospedale, nei differenti reparti ogni mattina iniziava “la visita”, una specie di rivista militare con a capo il primario accompagnato dal suo vice, altri medici del reparto, studenti di medicina, la caposala, quasi sempre una suora, infermieri professionali…

L’atmosfera si faceva surreale, i corridoi dovevano essere vuoti, i parenti fuori in sala d’attesa, tutti i malati sotto le coperte, anche chi aveva solo un dito fasciato, i comodini sgomberi da ogni oggetto personale e non essenziale.

Il primario visitava i pazienti ultimi arrivati e faceva la “diagnosi”, li rigirava come calzini, poi prescriveva gli accertamenti. Se la diagnosi era diabete, gli accertamenti erano richiedere la glicemia per determinare il tasso glicemico e conseguentemente decidere la quantità di insulina da somministrare.

La diagnosi era semeiotica!

Ora sparano nel mucchio con quantità di esami che la maggior parte risultano essere nella norma e inutili. In presenza di febbre il primario richiedeva che la febbre gli fosse accertata ogni quattro/sei/otto/dodici ore, secondo i casi. L’infermiere professionale di turno prendeva nota e successivamente trascriveva l’ordine nel rapporto. Secondo le prescrizioni a ogni paziente si misurava la febbre e la si trascriveva in un quaderno. L’infermiere che faceva il turno di notte, trascriveva i dati dal quaderno e creava in rosso il grafico della febbre in ogni cartella clinica. All’indomani, quando il primario durante la visita” apriva la cartella clinica, con un colpo d’occhio leggeva e interpretava la linea rossa della febbre e richiedeva la somministrazione di farmaci specifici.

Oggi appena c’è un piccolo rialzo febbrile, subito antipiretici per reprimere la febbre e annullare la diagnosi del perché di quella febbre sparando nel mucchio con antibiotici ad ampio spettro.

La febbre è una risposta dell’organismo a svariate situazioni patologiche ed è dovuta alla capacità di alcune cellule, in particolare i macrofagi, di produrre una serie di sostanze, denominate citochine, come risposta ad eventi stressanti, traumi, infiammazioni, neoplasie.

Le reazioni chimiche che consentono la vita possono avvenire solamente entro un determinato intervallo di temperatura. Gli animali omeotermi utilizzano dei meccanismi endogeni di termoregolazione, che consentono di mantenere una determinata temperatura corporea media, diversa da specie a specie, per il corretto mantenimento delle funzioni vitali.

Negli esseri umani una temperatura sopra i 37°C è considerata febbre, tuttavia questo è un valore approssimato. Sono stati compiuti molti studi e a seconda delle fonti sono state indicate varie possibili temperature “normali”. Gli studi più recenti indicano generalmente una temperatura di 36,8° C, con una certa variabilità individuale di circa ±0.° C.

La temperatura corporea aumenta di sera, o meglio nel corso della giornata, perché diminuisce da parte del nostro organismo la produzione di cortisolo che è prodotto soprattutto nelle prime ore del mattino con un picco verso le 11-12 ed è un potente antinfiammatorio perché blocca la produzione di prostaglandine, che sono responsabili dell’insorgenza della febbre.

Il monitoraggio della temperatura corporea nel tempo può essere visualizzato graficamente attraverso la curva termica, ma se non c’è monitoraggio non c’è diagnosi.

In base all’intensità della temperatura corporea la febbre è distinta in:

– febbricola tra 37 e 37,5°C.

– febbre lieve tra 37,5 e 38°C

– febbre moderata tra 38 e 39°C

– febbre alta tra 39 e 40, 5°C

 

A seconda dell’andamento della febbre si identificano le seguenti tipologie:

 – Febbre intermittente:


Tra un rialzo termico e il successivo la temperatura torna ai valori normali, in base alla durata degli intervalli si parla di: febbre intermittente quotidiana, caratterizzata da ampie oscillazioni della temperatura nelle 24 ore con accessi febbrili intervallati da periodi di temperatura normale

Sepsi, 
ascessi, peritonite
, infezioni batteriche.

– Febbre intermittente biquotidiana: caratterizzata dalla comparsa nelle 24 ore di due accessi febbrili intervallati da due cadute, per crisi, della temperatura. Questo tipo di febbre, febbre settica, si riscontra nei processi suppurativi.

– Febbre terzana: accessi febbrili che compaiono a giorni alterni.

– Febbre quartana: accessi febbrili intervallati da due giorni di apiressia.

– Febbre remittente: oscillazioni quotidiane di 1-2°C, senza scendere al di sotto di 37°C, si riscontra nella setticemia, tra un rialzo termico e il successivo la temperatura si abbassa senza raggiungere valori normali.

Infezioni batteriche, 
infezioni virali.

– Febbre continua: la temperatura si mantiene costantemente al di sopra della norma con oscillazioni non superiori a 0.5°C

Sesta malattia, 
tifo.

– Febbre serotina: s’innalza nelle ore serali.

– Febbre ricorrente o ondulante: elevazione graduale della temperatura cui segue un periodo di febbre continua, della durata di alcuni giorni, che poi gradualmente decresce; dopo alcuni giorni di remissione completa la febbre ricompare con le stesse caratteristiche; la febbre ondulante è tipica della brucellosi.

 

Una mia amica venne ricoverata in ospedale per una febbre alta e persistente con brividi di freddo che la facevano sobbalzare nel letto. Gli esami di routine non avevano dato risposte esaurienti. Un giorno il primario durante una visita di routine ordinò che gli venisse fatto il prelievo di sangue durante il picco febbrile alla ricerca dell’anofela attraverso il plasmodium falciparum. Nessuno dei presenti osò dire una parola, non sapevano di cosa si stesse parlando, un esame sconosciuto a tutti. L’infermiere anziano ruppe l’imbarazzante silenzio facendo notare che la giovane paziente aveva i picchi febbrili alle tre del pomeriggio e a quell’ora il laboratorio analisi non riceveva questo tipo di ordini.

Il primario un po’ stizzito disse:

«Fategli il prelievo di sangue, durante il picco febbrile mettetelo nel frigo e domani mattina portatelo al laboratorio analisi.»

Risultò positiva al plasmodium falciparum, era stata punta da un’anofela, la femmina delle zanzare portatrici di malaria. Ma in Abruzzo non c’era la malaria. La mia amica aveva si soggiornato un periodo in India, ma due anni prima, e fino ad allora non aveva avuto mai nessun sintomo che facesse sospettare una cosa simile, oltretutto il periodo d’incubazione della malaria varia dai sei agli otto giorni.

L’andamento della febbre in alcune malattie tropicali come la malaria è del tutto singolare, in quell’occasione l’intuito diagnostico semeiotico del primario si dimostrò fondamentale, la mia amica sarebbe potuta morire. A trascrivere questo evento mi emoziono ancora, sono passati quarant’anni. Ma quel primario fu la prima persona che fui a ringraziare tornando dal mio servizio di volontariato internazionale in Ecuador, per quanto da lui avevo appreso e applicato. Ero l’ultima ruota del carro durante quelle parate quotidiane, ero allievo infermiere, ma ero lì per apprendere e molto appresi. Gran parte delle radici delle mie competenze di oggi le devo a lui, per ciò che direttamente e indirettamente insegnava.

Sia benedetto. mere la febbre e annullare la diagnosi del perché di quella febbre sparando nel mucchio con antibiotici ad ampio spettro.

La febbre è una risposta dell’organismo a svariate situazioni patologiche ed è dovuta alla capacità di alcune cellule, in particolare i macrofagi, di produrre una serie di sostanze, denominate citochine, come risposta ad eventi stressanti, traumi, infiammazioni, neoplasie.

Le reazioni chimiche che consentono la vita possono avvenire solamente entro un determinato intervallo di temperatura. Gli animali omeotermi utilizzano dei meccanismi endogeni di termoregolazione, che consentono di mantenere una determinata temperatura corporea media, diversa da specie a specie, per il corretto mantenimento delle funzioni vitali.

Negli esseri umani una temperatura sopra i 37°C è considerata febbre, tuttavia questo è un valore approssimato. Sono stati compiuti molti studi e a seconda delle fonti sono state indicate varie possibili temperature “normali”. Gli studi più recenti indicano generalmente una temperatura di 36,8° C, con una certa variabilità individuale di circa ±0.° C.

La temperatura corporea aumenta di sera, o meglio nel corso della giornata, perché diminuisce da parte del nostro organismo la produzione di cortisolo che è prodotto soprattutto nelle prime ore del mattino con un picco verso le 11-12 ed è un potente antinfiammatorio perché blocca la produzione di prostaglandine, che sono responsabili dell’insorgenza della febbre.

Il monitoraggio della temperatura corporea nel tempo può essere visualizzato graficamente attraverso la curva termica, ma se non c’è monitoraggio non c’è diagnosi.

In base all’intensità della temperatura corporea la febbre è distinta in:

– febbricola tra 37 e 37,5°C.

– febbre lieve tra 37,5 e 38°C

– febbre moderata tra 38 e 39°C

– febbre alta tra 39 e 40, 5°C

 

A seconda dell’andamento della febbre si identificano le seguenti tipologie:

 – Febbre intermittente:


Tra un rialzo termico e il successivo la temperatura torna ai valori normali, in base alla durata degli intervalli si parla di: febbre intermittente quotidiana, caratterizzata da ampie oscillazioni della temperatura nelle 24 ore con accessi febbrili intervallati da periodi di temperatura normale

Sepsi, 
ascessi, peritonite
, infezioni batteriche.

– Febbre intermittente biquotidiana: caratterizzata dalla comparsa nelle 24 ore di due accessi febbrili intervallati da due cadute, per crisi, della temperatura. Questo tipo di febbre, febbre settica, si riscontra nei processi suppurativi.

– Febbre terzana: accessi febbrili che compaiono a giorni alterni.

– Febbre quartana: accessi febbrili intervallati da due giorni di apiressia.

– Febbre remittente: oscillazioni quotidiane di 1-2°C, senza scendere al di sotto di 37°C, si riscontra nella setticemia, tra un rialzo termico e il successivo la temperatura si abbassa senza raggiungere valori normali.

Infezioni batteriche, 
infezioni virali.

– Febbre continua: la temperatura si mantiene costantemente al di sopra della norma con oscillazioni non superiori a 0.5°C

Sesta malattia, 
tifo.

– Febbre serotina: s’innalza nelle ore serali.

– Febbre ricorrente o ondulante: elevazione graduale della temperatura cui segue un periodo di febbre continua, della durata di alcuni giorni, che poi gradualmente decresce; dopo alcuni giorni di remissione completa la febbre ricompare con le stesse caratteristiche; la febbre ondulante è tipica della brucellosi.

 

Una mia amica venne ricoverata in ospedale per una febbre alta e persistente con brividi di freddo che la facevano sobbalzare nel letto. Gli esami di routine non avevano dato risposte esaurienti. Un giorno il primario durante una visita di routine ordinò che gli venisse fatto il prelievo di sangue durante il picco febbrile alla ricerca dell’anofela attraverso il plasmodium falciparum. Nessuno dei presenti osò dire una parola, non sapevano di cosa si stesse parlando, un esame sconosciuto a tutti. L’infermiere anziano ruppe l’imbarazzante silenzio facendo notare che la giovane paziente aveva i picchi febbrili alle tre del pomeriggio e a quell’ora il laboratorio analisi non riceveva questo tipo di ordini.

Il primario un po’ stizzito disse:

«Fategli il prelievo di sangue, durante il picco febbrile mettetelo nel frigo e domani mattina portatelo al laboratorio analisi.»

Risultò positiva al plasmodium falciparum, era stata punta da un’anofela, la femmina delle zanzare portatrici di malaria. Ma in Abruzzo non c’era la malaria. La mia amica aveva si soggiornato un periodo in India, ma due anni prima, e fino ad allora non aveva avuto mai nessun sintomo che facesse sospettare una cosa simile, oltretutto il periodo d’incubazione della malaria varia dai sei agli otto giorni.

L’andamento della febbre in alcune malattie tropicali come la malaria è del tutto singolare, in quell’occasione l’intuito diagnostico semeiotico del primario si dimostrò fondamentale, la mia amica sarebbe potuta morire. A trascrivere questo evento mi emoziono ancora, sono passati quarant’anni. Ma quel primario fu la prima persona che fui a ringraziare tornando dal mio servizio di volontariato internazionale in Ecuador, per quanto da lui avevo appreso e applicato. Ero l’ultima ruota del carro durante quelle parate quotidiane, ero allievo infermiere, ma ero lì per apprendere e molto appresi. Gran parte delle radici delle mie competenze di oggi le devo a lui, per ciò che direttamente e indirettamente insegnava.

Sia benedetto.

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