Il ghiaccio

Il ghiaccio deve essere utilizzato solo nell’immediatezza di una contusione o post intervento chirurgico.

Quando prendiamo una “botta” la prima cosa che facciamo, se possibile è metterci del ghiaccio. Da quando tempo è diffusa questa pratica?

«Da sempre!» Mi sento rispondere comunemente. Da sempre…

Ricordo che quando ero piccolo, io e mio fratello, ogni volta che ci facevamo dei gibolli in testa, nostra madre ci comprimeva la parte contusa con un foglio di carta gialla bagnata in acqua fredda.

Il burro lo si metteva in un piattino con l’acqua sul davanzale della finestra affinché non si sciogliesse.

Il ghiaccio? Boh, mai visto, i gelati? Solo d’estate quando passava il carrettino. Poi basta.

“L’uso di ghiaccio per refrigerare e conservare gli alimenti deriva dai periodi preistorici, infatti le ghiacciaie erano utilizzate per fornire l’archiviazione del freddo per la maggior parte dell’anno.”

Probabilmente io sono anteriore ai periodi preistorici perché i gelati li ho sempre visti solo in estate.

I frigoriferi? Ero alle elementari, (1959-1964), una volta sono andato casa di un compagno di classe “ricco”, e per la prima volta vidi un frigorifero.

«E’ un Zoppas.» Mi disse, la prima lettera era un tre con qualcosa aggiunto sotto, anche la Z (zeta) mi avevano cambiato. Una specie di mobile bombato, alto circa un metro e venti, per aprirlo un pedale e una serratura nella maniglia chiusa a chiave. Pensai che i ricchi chiudevano sempre a chiave le loro dispense per non essere derubati dai poveri.

In realtà il boom degli elettrodomestici in Italia si ebbe solo dagli inizi degli anni ’70. Quindi anche l’utilizzo del ghiaccio, gradualmente, lo possiamo far risalire a quegli anni, anche se in alcune aree già esistevano le ghiacciaie.

Nell’ambito terapeutico traumatico e sportivo l’uso del ghiaccio oggi è cosa comune ed è raccomandato anche a domicilio per usi propri e impropri.

 

Cosa fa il ghiaccio?

– La bassa temperatura interna del frigo rallenta i processi di fermentazione e putrefazione, agisce quindi come batteriostatico, il freddo diventa un conservante, impedendo agli alimenti di danneggiarsi, di trasformarsi da alcalini in acidi.

– Il ghiaccio applicato a una contusione paralizza le terminazioni nervose, non facendoci percepire il dolore, quindi assolve una funzione analgesica.

– Il freddo crea una vasocostrizione, evita l’eventuale travaso di linfa e sangue negli spazi interstiziali, conseguenza della rottura di vasi linfatici e sanguigni.

Fin qui tutto corretto e accettabile, quindi possiamo affermare l’efficacia terapeutica del ghiaccio, se l’uso del freddo intenso è in limitate quantità di tempo e intensità, oltre si otterrebbe una necrosi da freddo.

La raccomandazione quindi è di utilizzare il ghiaccio solo in prossimità del trauma, prima che sia avvenuto il gonfiore, manifestazione di travaso.

Se mettiamo il ghiaccio su un ginocchio o una caviglia gonfia, l’unico risultato che otterremo sarà quello di far cristallizzare il liquido trasudato rallentandone il riassorbimento.

Il nostro corpo, per qualsiasi aggressione, fisica o emozionale, che ritiene di aver ricevuto, tende sempre e solo ad innalzare la propria temperatura, per cui avremo sempre manifestazioni febbrili.

Quando ero bambino e avevo la febbre alta, mia madre bagnava un fazzoletto all’acqua fredda contenuta in una bacinella, 16/17°, quella del rubinetto, e me lo metteva sulla fronte, ripeteva frequentemente il gesto perché per effetto della temperatura alta il fazzoletto si scaldava rapidamente.

Perché non metteva la borsa del ghiaccio? Lo già detto, non avevamo il frigo, quindi niente ghiaccio.

Cosa succedeva? Il caldo per motu proprio si sposta sempre verso il freddo, quindi il mio corpo cedeva calore all’area fredda del fazzoletto bagnato. La temperatura, anche se limitatamente si spostava da dentro il mio corpo verso l’esterno, senza traumi, si otteneva quindi una dispersione del calore e conseguente abbassamento della febbre. Cosa avviene se invece del fazzoletto bagnato a 16/17° mettiamo la borsa del ghiaccio?

Con un’escursione termica, da 38° a 0°, si crea un’immediata vasocostrizione con tutte le conseguenze del caso. Non si ottiene uno spostamento della temperatura dalla testa verso il fazzoletto, ma c’è una “repressione” del calore. Le parole chiave che differenziano questo fenomeno sono quindi, “dispersione” e “repressione” del calore. Se il buon senso ci induce a non mettere il bambino nel frigo, perché si vuol mettere il freddo del frigo sulla testa del bambino?

Mi è capitato di trattare persone che da mesi continuavano a mettere il ghiaccio su aree gonfie o tumefatte in attesa che si risolvesse il gonfiore, perché in ospedale così gli era stato suggerito di fare… Ginocchia e caviglie dure e fredde, da sembrare pezzi di marmo, e continuavano a mettere ghiaccio. La particolarità del nostro massaggio: la capacità di penetrare negli spazi virtuali delle articolazioni, l’azione di pompaggio delle aree muscolate vascolarizzate, l’imput pressorio e drenante, la generazione di pressione negativa e quant’altro, diventano uno strumento indolore e non invasivo capace di risolvere anche in breve tempo problemi di questo tipo.

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