Ginocchio, tornare a camminare con la Riflessologia del Piede

Ginocchio, tornare a camminare con la Riflessologia del Piede

La lezione sul ginocchio, presso la Scuola Superiore Riflessologia Zu, cause di malattie, diagnosi e terapie, è tra quelle che più mi è gradita.

Statisticamente i risultati positivi che otteniamo nei confronti delle ginocchia rispetto alle spalle per esempio, sono nettamente superiori, ma a quanto pare lo stesso discorso vale anche per altre tecniche terapeutiche naturali e allopatiche. La spalla è un’articolazione complessa, costituita da tre ossa, omero, clavicola scapola. La circonduzione mette in movimento un notevole numero di muscoli in proporzioni diverse, ma non deve sostenere il peso del corpo in movimento come quella del ginocchio.

Generalmente quando parlo delle articolazioni e le motivazioni psicosomatiche delle loro alterazioni funzionali, mi rifaccio alla simbologia del linguaggio: la testa per pensare, le mani per agire, i piedi per andare.

Quando s’iniziano ad avere delle difficoltà nei confronti del dover pensare, agire o andare, la testa e le articolazioni cominciano a denunciare ridotta disponibilità funzionale. Se ho un problema relazionale con il dover fare:

 «Non mi piace ciò che devo fare.»

«Mi annoia»

«Non corrisponde al mio sentire o alle mie attese.”

«È in antitesi con il mio codice morale o professionale…»

 Il nostro sé mette in moto meccanismi che sembrano di autodistruzione: alterazioni della struttura ossea o cartilaginea, tumefazioni, sofferenze di vario tipo che c’impediscono di agire in maniera evidente.

Ho già detto in altre occasioni che la nostra struttura è auto guarente, com’è possibile una cosa del genere? Il dolore generato in queste circostanze in realtà ha la funzione di difenderci da uno stress di ordine psicologico che sarebbe ben più grave per la nostra sopravvivenza. Se il dover andare in un luogo comporta stress, l’organismo mette in moto meccanismi che impediscono di andare, questo impedimento, questo stress fisico, è circoscrivibile, quantificabile, ma sicuramente inferiore allo stress psicologico che vivremo se fossimo costretti ad andare, anche perché non sarebbe circoscrivibile e quantificabile alla stessa maniera.

Un dolore fisico, grande che possa essere, non ha confronto con un dolore dell’anima. I dolori fisici in qualche modo sono visibili, quelli emozionali no.

Dire a un sofferente: «Come ti capisco!»

È una delle maniere per fargli capire quanto invece non comprendiamo. In queste circostanze un silenzio comprensivo aiuta più di mille parole, a volte si dice molto più con un silenzio che con parole.

  1. Lincoln diceva: «Meglio tacere e dare l’impressione di essere stupidi, piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio!»

In sintesi si può dire che certi dolori si sono fatti materia, si sono compattati per disagi emozionali. Le definiamo manifestazioni psicosomatiche, hanno la funzione di delimitare il disagio, lo contengono, lo ingabbiano nel fisico, distraendolo dall’anima.

 

Frasi ricorrenti:

Testa

«Devo pensare sempre io a tutto, mi viene il mal di testa!»

«Già a pensare che debba studiare mi viene il mal di testa!»

Arti superiori

 «Devo fare tutto da sola!»

«Fare, fare, fare, sono stanca di dover fare tutto io!»

Arti inferiori

 «Devo andare di qua, di là, devo andare sempre dappertutto!»

«Già l’idea di dover andare mi fanno male i piedi!”»

Scendendo nei particolari abbiamo dolori distinti, spalle, gomiti, mano polso per l’arto superiore.

Anche, ginocchia e piedi per gli arti inferiori.

Volendo fare uno specchietto riassuntivo associamo:

Spalle

Sopportazione di responsabilità:

«Bisogna avere le spalle larghe per sopportare certe responsabilità, ora tutte le responsabilità sono sulle tue spalle…»

Gomito

Pentimento, ricordo quand’ero alle scuole elementari, il maestro che diceva: «Quando sarete adulti vi vorrete mordere i gomiti, per non aver studiato!» Allora questa frase, sinceramente, non mi era comprensibile, solo qualche anno fa il mio cervello serpente l’ha riesumata per regalarmi questa perla di saggezza, troppo tardi?

Polso/mani

 Agire, fare, rappresenta l’intenzione che diviene azione. Se nel braccio sta il vigore dell’agire, nella mano risiede il potere della creazione, l’arte che eleva l’uomo verso dimensioni spirituali. Prestiamo attenzione a quello che fanno e a ciò che custodiscono, perché possono informarci su talenti che detengono a uno stadio ancora latente.

Le mani deformate dall’artrosi di un’anziana del sud, sono intrinsecamente più preziose di quelle di una modella. Le mani dell’anziana hanno cavato patate, lavato panni alla fonte ghiacciata, ammassato pane, continuano a cucinare piatti tradizionali degni di grandi chef.

Le modelle devono proteggere le loro mani dal freddo, dal vento, dall’acqua, non lavano piatti, non cucinano, servono esclusivamente per sostenere anelli, braccialetti, pubblicizzare creme e smalti per le unghie.

Vincent Van Gogh: «Il mio grande desiderio è d’imparare a fare delle deformazioni, o inesattezze o mutamenti del vero, il mio desiderio è che escano fuori, se si vuole anche delle bugie, ma bugie che siano più vere della verità letterale.»

Anche

 Rigidità del bacino, i glutei controllano le emozioni primordiali, le teste dei femori agiscono come pestelli nel mortaio nell’acetabolo. I glutei stretti evitano di lasciar fluire le emozioni più istintive.

Ginocchia

«Mi spezzo ma non mi piego!» L’opposto della canna del bambù, che si flette al vento per recuperare la posizione di verticalità.

Difficoltà a inginocchiarsi. Quando riferisco ai gonalgici di questa difficoltà a inginocchiarsi, sovente mi dicono che non l’hanno, allora gli spiego che la difficoltà maggiore non consiste nell’inginocchiarsi fisicamente, ma mentalmente, è qui che confermano ampiamente il concetto.

Un paziente, mandato dal “medico curante” a un ortopedico, entra con dolori alle ginocchia e ne esce con una gonalgia!

Gonalgia significa solamente “dolore al ginocchio!”

A volte ho la sensazione che ci prendano in giro.

Piedi

I piedi per andare. Nel piede si può riconoscere il potere decisionale volto all’affermazione di sé nell’ambito terreno, quindi indistintamente sul piano affettivo, sessuale, lavorativo e sociale. Camminare spediti e sicuri c’informa che abbiamo le capacità per proseguire in quello che stiamo facendo. Sognare piedi sporchi ci consiglia un periodo di purificazione, piedi dolenti per mille motivi portano alla nostra conoscenza le lacerazioni dall’anima. Un bel piede è segno di riuscita.

Il dolore al ginocchio, è un disturbo comune, responsabile di molte visite mediche. Si tratta di un sintomo che può essere provocato da svariate cause, molto diverse l’una dall’altra: può trattarsi di un giovane con un dolore conseguente a un trauma distorsivo, con conseguenti lesioni a legamenti o al menisco, piuttosto che di un anziano con un problema di artrosi del ginocchio, può essere un atleta con un’infiammazione del tendine rotuleo, piuttosto che un adolescente con un dolore all’apofisi tibiale.

L’elenco può continuare: possono esservi condizioni di tipo artritico, artrite reumatoide, gotta, patologie a carico della cartilagine della rotula, condropatia rotulea, nota anche come ginocchio del corridore o una borsite, il ginocchio della lavandaia. Ovviamente i sintomi sono più o meno intensi e variano in funzione della severità e del tipo di patologia responsabile della gonalgia e quindi dell’interessamento delle diverse strutture del ginocchio. In generale è possibile distinguere situazioni di dolore acuto, spesso conseguenti a un trauma, e altre di dolore cronico.

In caso di distorsione al ginocchio può verificarsi un danno che può arrivare fino alla rottura a uno o più legamenti, i cordoncini di tessuto fibroso che connettono la tibia al femore e che garantiscono la stabilità dall’articolazione, legamenti collaterali e legamenti crociati. In questi casi il ginocchio è gonfio, il dolore è intenso ed è peggiorato dal carico e dal movimento dell’articolazione che alla presenza di rottura di un legamento avrà una mobilità inusuale. Un trauma può provocare anche una lesione a uno dei due menischi, gli anelli cartilaginei interposti tra femore e tibia. In caso di lesione, oltre al dolore e al gonfiore, possono essere presenti altri sintomi. Se la rottura del menisco è “a manico di secchio” può accadere che un lembo del menisco muovendosi nell’articolazione vada a incastrarsi al suo interno bloccandola; un altro sintomo della presenza di una lesione al menisco è l’improvviso cedimento del ginocchio, per esempio mentre si sta scendendo le scale.

Talvolta i traumi responsabili del dolore al ginocchio non sono acuti.

È il caso delle tendinite del rotuleo in cui l’infiammazione è in genere dovuta a sovraccarico funzionale. Si tratta di un disturbo comune soprattutto negli atleti che fanno molti salti, giocatori di pallacanestro, pallavolo, ma anche podisti e che si presentano con dolore e gonfiore nella parte anteriore del ginocchio subito sotto la rotula.

Il dolore peggiora quando si sollecita il tendine con salti, corsa e così via. Talvolta traumi ripetuti possono determinare una borsite, l’infiammazione cioè di quella sorta di sacchetto contenente normalmente solo un velo di liquido e che ha la funzione di ridurre l’attrito fra ossa, muscoli e tendini. Alla presenza di borsite, il ginocchio della lavandaia, la zona appare gonfia, calda e dolente, può esserci sensazione di rigidità quando si piega il ginocchio e ovviamente il dolore peggiora se si sta inginocchiati.

Una comune causa di dolore negli adolescenti è la sindrome di Osgood-Schlatter, caratterizzata dalla presenza di dolore e gonfiore della prominenza ossea che si trova subito sotto la rotula, la tuberosità tibiale e che è dovuta a un’infiammazione dell’estremità della tibia non ancora completamente ossificata. Il dolore peggiora quando il ragazzo pratica sport, soprattutto corsa e salto, e migliora col riposo. In genere dura settimane o mesi e può ripresentarsi finché il giovane non ha smesso di crescere.

È invece più tipica delle giovani e degli atleti dediti alla corsa la condropatia rotulea, detta anche “dolore anteriore del ginocchio”. Il sintomo specifico è il dolore nella parte anteriore del ginocchio che tipicamente peggiora quando si sta a lungo seduti con le gambe piegate a novanta gradi, il cosiddetto segno del cinema o quando si fanno percorsi in discesa.

La presenza di artrosi al ginocchio si manifesta con dolore di varia intensità, eventualmente accompagnato da tumefazione e che peggiora quando si sta in piedi o si cammina. Soprattutto il mattino, al risveglio può esserci anche una certa rigidità dell’articolazione, che in genere si risolve nell’arco di alcuni minuti.

Ben più gravi sono i sintomi dell’artrite reumatoide: l’articolazione colpita, la malattia di solito interessa contemporaneamente le due ginocchia, è calda, dolente, tumefatta; l’artrite reumatoide colpisce anche altre articolazioni, tipicamente quelle delle mani e non solo il ginocchio. Tipica è la rigidità mattutina che dura a lungo, in genere più di mezz’ora, col procedere inoltre le articolazioni vanno incontro a deformità.

La gonartrosi è la malattia più comune cronico degenerativa senile del ginocchio. Si tratta di una usura dei capi articolari delle tre ossa che compongono l’articolazione: la rotula, la tibia e il femore.

La cartilagine che riveste tali superfici articolari progressivamente si assottiglia fino a esporre l’osso subcondrale sottostante. La gonartrosi è una patologia tipica dell’età avanzata, soprattutto nelle sue forme primarie, ereditaria, degenerativa, idiomatica. Quando il quadro artrosico sopraggiunge a seguito di un evento morboso o traumatico, si parla di artrosi secondaria, esiti di fratture, infezioni, malattie sistemiche.

Tra le cause secondarie, vale la pena ricordare i malallineamenti del ginocchio, varo o valgo e il disallineamento dell’apparato estensore.

Da ciò si deduce che di un’articolazione, costituita da ossa, legamenti, liquido sinoviale e muscoli bisogna prendere in considerazione quale strato corporeo è principalmente implicato e porlo in relazione ai Cinque Movimenti e considerare se in pieno o in vuoto. I movimenti interessati in un’articolazione sono muscoli-legno, tendini-terra, ossa-acqua, non sono presi in considerazione il movimento fuoco-sangue e metallo-pelle.

Una delle prime domande che faccio in queste circostanze, per capire quale movimento è principalmente interessato è:

«Ha difficoltà a salire le scale, a scenderle, o sono limitati i movimenti orizzontali tipo uscire dalla macchina?»

Se ha difficoltà a salire le scale, lo strato corporeo principalmente implicato è quello muscolare, i muscoli sono i propulsori del movimento verso l’alto, possono essere deboli e ipotonici o troppo rigidi, Movimento Legno. Se il dolore si manifesta scendendo le scale, il movimento è relativamente passivo, sono implicate le ossa, l’impalcatura, possibili osteofiti intra articolari, Movimento Acqua. Quando il disagio si evidenzia per uscire dalla macchina, o in altri occasioni di rotazione esterna dell’articolazione, i menischi sono i principali imputati. Il movimento orizzontale si associa al Movimento Terra.

I movimenti costituenti l’articolazione del ginocchio, sono quindi interessati prioritariamente dai meridiani zu. La lettura reflessologica tuttavia inizia ancora più da lontano: quale ginocchio è dolente? Destro o sinistro? Sappiamo che la muscolatura volontaria superficiale del lato destro del corpo è controllata dall’emisfero cerebrale sinistro e viceversa.

Escludendo cause accidentali e/o traumatiche, che rappresentano una predisposizione, la motivazione psicosomatica è, difficoltà a inginocchiarsi, mi spezzo ma non mi piego. Far prendere coscienza al paziente che questo tipo di disagio ha un’origine emozionale psicologica, sarà per lui una novità, un’inversione interpretativa, una nuova visione del perché del suo disagio. Le ossa non si muovono da sole, sono mosse dai muscoli, abbiamo muscoli volontari e involontari, superficiali e profondi, lunghi e corti, a destra e sinistra, avanti e dietro, sopra e sotto.

Perché si contraggono alcuni muscoli e non altri? I muscoli si contraggono primariamente in corrispondenza degli organi profondi contenuti nel tronco, le catene muscolari proseguono sugli arti superiori e inferiori.

I muscoli elettricamente sono interessati dal percorso dei meridiani d’agopuntura. I muscoli si uniscono alle ossa attraverso i tendini. Una cosa che caratterizza i dolori gonalgici tra uomini e donne e che gli uomini soffrono maggiormente per cause traumatiche, le donne processi degenerativi. Queste due situazioni comportano due tipi di gonfiore delle ginocchia: gonfio per travaso linfatico/ematico o ispessimento del pannicolo mediale, caratteristico solo delle donne, comunemente identificato come strato cellulitico perché dolente alla pressione, originariamente questo tessuto aveva una funzione protettiva. Lo massaggio “sempre” e invito le donne ad auto massaggiarselo finché non si sia completamente ammorbidito.

All’inizio appare freddo, duro e dolente alla palpazione, i massaggi scaldano e ammorbidiscono. È uno dei pochi punti che consiglio come automassaggio, per la facilità di essere raggiunto, seduti su una sedia, in macchina, in poltrona, dove si vuole, purché sia massaggiato. Il massaggio non deve essere una carezza estetica, bisogna genere una pressione accettabile che sviluppi calore, il movimento lo dinamizza. L’ammorbidirsi e il ridursi di questa massa adiposa, permette il refluire del sangue venoso e della linfa verso l’alto, una recuperata funzione motoria. I risultati sono garantiti in tempi brevi, è uno dei pochi compiti che do da eseguire a casa.

Quando le pazienti si auto massaggiano, il lavoro svolto è evidente e percepito con soddisfazione, il miglioramento è sia funzionale che estetico, il cuscinetto adiposo si riduce in poco tempo. Ausilio che consiglio per i dolori di differente natura delle ginocchia è l’argilla. Quando il ginocchio o entrambe fanno male, emettendo suoni che sembrano rami secchi che si rompono, manca umidità nelle cartilagini. In questo caso utilizzare l’argilla con acqua calda. L’impasto non deve essere ne duro ne molle. Metterne una certa quantità attorno al ginocchio dolente e ricoprilo con un foglio di plastica per la conservazione degli alimenti, la funzione del foglio di plastica è conservare ed evitare la dispersione del calore, bisogna fare un impacco caldo umido, per sua natura il calore si sposterà verso le strutture fredde e profonde dell’articolazione facendone recuperare la funzione. Nel caso invece che il ginocchio appare rosso, duro, dolente, gonfio e infiammato, significa che c’è una quantità di umidità stagnante negli spazi virtuali dell’articolazione. Anche in questo caso possiamo utilizzare l’argilla, ma in senso inverso del movimento del calore, nel caso precedente il calore doveva scendere in profondità perché l’articolazione ne era carente, in quest’altra circostanza è in eccesso e deve essere disperso.

Si utilizza ancora l’argilla ma questa volta con acqua gelata.

Si applica l’impacco freddo finché non si solidifichi e si scaldi, per ottenere questo risultato l’impacco non deve essere ne troppo liquido ne troppo spesso. Il caldo si sposta sempre verso l’alto, l’esterno o comunque verso il freddo, in questo caso il caldo del ginocchio si sposta verso il freddo dell’impacco dell’argilla scaldandola e asciugandola, appena si sente che la pelle comincia a tirare togliere via l’impacco, ha già assolto la sua funzione. L’utilizzo dell’argilla sia con il caldo, che con il freddo può essere ripetuta al bisogno, non ci sono controindicazioni.

Altro ausilio per le ginocchia deboli e doloranti sono le ginocchiere, la funzione di aderenza sfrega durante la deambulazione e genera calore, danno un sostegno anche psicologico, la riduzione e la sicurezza del camminare determinano un’andatura più naturale. Camminare con minore o senza dolore, comporta il non utilizzo di posture antalgiche, quindi l’asse dell’articolazione e preservato da logorii. Un trauma il nostro organismo lo considera un attacco da freddo secco, per cui la risposta fisiologica logica e iper produrre caldo umido, in questo caso aumento del liquido sinoviale.

Le funzioni sono, generare gonfiore con la funzione di limitare il movimento articolare, una specie d’ingessatura interna che c’impedisce di camminare, ci obbliga al riposo. Il liquido caldo dinamizza e penetra nelle strutture cartilaginee non vascolarizzate, le nutre e le ripara.

Le patologie yang

migliorano con il riposo e peggiorano con il movimento.

 Le patologie yin

migliorano con il movimento e peggiorano con il riposo.

Se la produzione del liquido sinoviale è una risposta fisiologica dell’organismo a un’aggressione, perché in ambito ospedaliero si fa di tutto per toglierlo? Altra interpretazione che ci differenzia dalla medicina allopatica è l’utilizzo del ghiaccio in queste circostanze, se l’organismo sta producendo fisiologicamente calore, perché opporsi a questa reazione con il ghiaccio? L’uso del ghiaccio è consigliato solo nell’immediatezza di un trauma, se si ha l’opportunità di averlo a disposizione, e solo localmente.

Il ghiaccio paralizza le informazioni nervose periferiche creando un’anestesia locale, il freddo non ci fa percepire il dolore. Il freddo crea una vasocostrizione evitando il travaso sanguigno e linfatico, evita quindi la formazione di un ematoma. Quando già c’è stato il travaso sanguigno e/o linfatico e il ginocchio è evidentemente gonfio, mettere il ghiaccio comporta la cristallizzazione di questi liquidi, il loro riassorbimento comporterà più tempo, si genera quella che comunemente è chiamata una gomma, struttura fibrotica. Dovetti intervenire con alcuni massaggi, a un giovanotto che utilizzava il ghiaccio quotidianamente ormai da mesi.

Il ginocchio era duro, freddo, rigido, pareva una colonna di marmo.

Continuava a mettere il ghiaccio perché così gli era stato prescritto.

Il calore è l’unica cosa che ammorbidisce il duro. Il calore accelera il movimento delle particelle atomiche del liquido del ginocchio. Se si rendono permeabili le pareti che contengono il liquido sinoviale, questi sarà riversato nella circolazione venosa. Per ottenere questo risultato bisogna creare una pressione negativa esterna che ne permetta il travaso, ciò è ottenibile massaggiando in maniera ritmica le strutture muscolate circostanti.

I muscoli massaggiati agiranno da pompa aspirante.

Nel caso di quel giovanotto ci vollero più di una seduta, per la cronicità della situazione, dovetti massaggiare localmente con forza e determinazione sopra la media. A ogni massaggio si percepiva un ammorbidimento dell’area, che evidenziava un recupero di qualche grado del piegare il ginocchio ormai rigido da mesi. In questo caso, ovviamente il massaggio aveva poco di reflessologico, mi dedicai quasi esclusivamente a un massaggio locale, portando l’attenzione ai muscoli e ai legamenti. Verso la fine dei trattamenti le dita penetravano dentro la struttura del ginocchio, cosa che all’inizio era impossibile perché sembrava un pezzo di tronco ghiacciato.

A parte i casi limite sono molte le persone che arrivano dopo la solita via crucis di specialisti(?), visite, terapie elettromagnetiche, tecar e di più nuovo che l’industria della salute mette a disposizione per abbagliarci con effetti stroboscopici. La funzione del massaggio è basata sulla stimolazione e il rafforzamento delle capacità riparative dei tessuti.

La fase operativa del trattamento si esegue manualmente con dei massaggi mirati ad agire sui differenti tessuti. Non servono strumentazioni automatiche di controllo o misuratori elettronici perché si tratta di terapia fisica naturale. Il massaggio manuale mirato, dell’operatore esperto acquista una qualità nuova diventando più profondo e fortemente stimolante grazie all’intensa riattivazione del microcircolo, linfatico e sanguigno.

In sintesi il massaggio locale deve svolgere tre azioni fondamentali: un’immediata ed efficace azione analgesica agendo sulle terminazioni nervose, un’azione drenante dei tessuti, una stimolazione funzionale del circolo periferico attraverso l’incremento della temperatura interna.

Con i nostri massaggi non otterremo variazioni delle strutture ossee danneggiate. I nostri massaggi agiscono soprattutto sui tessuti molli e vascolarizzati. Forma di auto terapia consigliata, per la maggior parte dei casi, consiste nel rafforzamento dei muscoli implicati nel movimento del ginocchio.

Seduti sul tavolo alzare una gamba per volta alternativamente.

Mettendo una mano sul quadricipite, il muscolo anteriore della coscia, si percepisce il lavoro che i muscoli stanno compiendo. Quando il movimento è diventato naturale, non comporta più fatica, gradualmente possiamo applicare dei pesi alle caviglie.

Frequentemente il paziente denuncia dolori o limitazioni funzionali che le apparecchiature non identificano. Il dolore è la manifestazione di un’alterazione non sempre quantificabile, questo probabilmente è il nostro campo di battaglia, dove abbiamo più opportunità di invertire la polarità. Quando la quantificazione non da risposte adeguate, parla di problematiche di origine energetica. Qui si apre un nuovo capitolo.

Il ginocchio è percorso da sei meridiani dell’agopuntura, tre yin, che occupano un quarto della sezione dello stesso e tre yang i restanti tre quarti. Durante la lezione che include l’argomento del ginocchio, presento una simpatica maniera per determinare quale meridiano sia implicato nell’origine del dolore. Prendo una delle cartelle didattiche che contengono i dodici meridiani e faccio una selezione. Ogni scheda un meridiano, ogni scheda del colore del movimento d’appartenenza del meridiano.

Nella scheda è disegnato il percorso del meridiano con i punti numerati, evidenziati gli shu ben, i punti di tonificazione e dispersione, yuan e xi.

In alto a sinistra in ogni scheda è rappresentato il trigramma di corrispondenza, ci serve quando prendiamo in considerazione l’utilizzo del rovescio e del contrario. Il nome cinese del meridiano, per esempio zushaoyang dan jing (V.B.) e 23 -1 le ore in cui nel meridiano circola maggior energia. Chiedo agli allievi con mano le dodici schede colorate:

«Quale parte del ginocchio si vuole prendere in considerazione, un dolore localizzato dove?»

Qualcuno indica una porzione anteriore laterale del ginocchio che occasionalmente gli duole. Bene, inizia la selezione selettiva escludendo o includendo le schede.

«I meridiani che interessano il ginocchio sono zu o shou?»

 

Risposta semplice, sono zu, arto inferiore, quindi escludiamo i meridiani che hanno la denominazione shou, arto superiore:

– shoutaiyin fei jing (P.)

– shouyangming dachang jing (G.I.)

-s houjueyin xinbao jing (M.C.)

– shoushaoyang sanjiao jing (T.R.)

– shoushaoyin xin jing (C.)-

– shoutaiyang xiachang jing (I.T.)

 

Rimangono i sei meridiani con la denominazione zu:

-zushaoyin shen jing (R.)

-zutaiyin pi jing (M.P.)

-zujueyin gan jing (F.)

-zuyangming wei jing (St.)

-zushaoyang dan jing (V.B.)

-zutaiyang pangguang jing (V.)

Di dodici schede ne sono rimaste sei. Si procede:

 «Il dolore interessa la parte mediale interna del ginocchio o la parte esterna? La parte esterna.»

 

Di queste sei schede eliminiamo quelle con la denominazione yin perché sono meridiani yin, interni:

-zushaoyin shen jing (R.)

-zutaiyin pi jing (M.P.)

-zujueyin gan jing (F.)

 

Rimangono tre schede con la denominazione yang:

-zuyangming wei jing (St.)

-zushaoyang dan jing (V.B.)

-zutaiyang pangguang jing (V.)

 

In mano ora restano tre schede, continua la selezione:

-zutaiyang pangguang jing (V.) il meridiano percorre posteriormente il ginocchio, lo escludiamo.

-zushaoyang dan jing (V.B.) il meridiano percorre lateralmente il ginocchio, lo escludiamo.

-zuyangming wei jing (St.) il meridiano percorre anteriormente il ginocchio, ecco il nostro meridiano. Tre punti sono principalmente interessati: St34, St.35, St.36.

St. 34 punto xi, di disostruzione, disperde, due cun sopra il bordo laterosuperiore della rotula. In MTC è indicato per molte affezioni.

Ricordo che il meridiano dello stomaco è l’unico meridiano yang posto anteriormente. Una delle sue caratteristiche è di portare l’energia dall’esterno verso l’interno, somatizzazioni, oltre che dall’alto verso il basso.

Le motivazioni dell’utilizzo dei suoi punti per una notevole quantità di affezioni sono giustificate dalla dislocazione che tocca una notevole quantità di organi e funzioni.

Utilizzo: dolore addominale, reflusso, mastite, paresi, gonalgia, dolore gamba, gonartrosi, difficoltà a piegare il ginocchio, diarrea, dolore ginocchio, gastrite, colica, dolore seno, freddo alle estremità, dolore stomaco.

 Quattro Esami:

St. 35 si localizza a ginocchio flesso, nella depressione al di sotto della rotula, lateralmente al legamento patellare. Indicato tradizionalmente per disperdere vento umido e freddo.

Si utilizza per: paresi arti inferiori, ulcere arti inferiori, dolore al ginocchio, impossibilita a piegare il ginocchio, gonartrosi, gonalgia, malattie infiammatorie del ginocchio.

St. 36 si localizza 3 cun sotto l’interlinea articolare del ginocchio un cun lateralmente dalla cresta tibiale. Indicato tradizionalmente per la regolazione delle orbite funzionali stomaco e milza pancreas, migliora gli stati di humor, mancanza di vento e umidità, è trattato con la moxa per prevenire l’invecchiamento. St. 36 è uno dei grandi punti di agopuntura che curano “le cento malattie”, favorisce l’omeostasi, in agopuntura probabilmente è il punto maggiormente impiegato per:

gastrite, ipertensione, enterite, stanchezza, allergia, immunostimolazione, anemia, gonalgia, astenia, cefalea.

 Definito il punto più sensibile dei tre, si determina se in pieno o in vuoto, si agisce direttamente sul punto, con le dita o con la moxa. Per definire i punti d’azione, rovescio e contrario, presento l’immagine di una sezione del ginocchio, trasferibile per il piede, la mano, il gomito, la spalla, il concetto è applicabile con facilità ovunque. Se il meridiano interessato è lo zuyangming wei jing (St.), il punto 36, il rovescio è se stesso, quindi trattiamo l’equivalente omologo dell’articolazione del gomito, shouyangmin dachang jing (G.I.), punto 10, al quale associamo G.I. 11 punto he, di tonificazione. Il trigramma contrario del meridiano associato è zushaoyin shen jing (R.), punto 10, he e ben.

Mi rendo conto che mi sono un po’ “allargato” parlando del ginocchio, spero non sia stato noioso, a livelli diversi di competenze e utilizzo delle informazioni ciascuno può prendere ciò che gli serve e lasciare il resto, spero per una prossima rilettura. Allievi e terapisti che leggono i miei libri, frequentemente mi dicono:

«Ogni volta che torno a leggere questi libri ci trovo sempre cose nuove, come se la volta precedente non ci fossero state scritte.»

Bisogna scoprire allora chi ce le ha aggiunte, come e quando.

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