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Moxibustione, coppette e altro. Strumenti del reflessologo.

Moxibustione, coppette e altro. Strumenti del reflessologo.

Ausili terapeutici per il reflessologo.

Moxibustione, martelletto, stilomass, coppette, strumenti del reflessologo. Ecco una serie di strumenti che il reflessologo può utilizzare nel suo quotidiano. Per orientare i nostri massaggi/messaggi, a volte abbiamo bisogno di strumenti non invasivi. Questi sono gli ausili terapeutici che più utilizzo. Quando li adopero diventano prolungamento delle mani e delle dita. Se devo esercitare delle pressioni in aree limitate, attorno alle unghie, punti d’agopuntura, punta delle dita o con una frequenza vibrazionale superiore alla media, diventano indispensabili.

Moxibustione, strumento sublime

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L’utilizzo della moxibustione è anteriore alla stessa agopuntura. In cinese moxibustione. In giapponese moe kusa, “erba che brucia”. In sanscrito moksha, che significa liberazione, affrancamento, emancipazione, salvezza. Già di per se quando penso di utilizzarla mi predispone in senso positivo. Il significato di liberazione nell’atto terapeutico diventa liberazione dal dolore, quindi liberare il paziente dal dolore significa non farlo più soffrire.

La moxa è costituita da foglie di artemisia vulgaris

Le foglie si raccolgono il ventuno giugno, solstizio d’estate, il giorno più lungo e più yang dell’anno. Il sole a mezzogiorno raggiunge il punto più vicino allo zenit, giorno di massima concentrazione di energia solare. Le foglie sono fatte essiccare e tritate in un mortaio fino ad ottenere un impasto lanoso e appiccicoso. Si possono ottenere palline piccolissime o di dimensioni più grandi chiamate “mezzo grano di riso”, “grano di riso” e conetti. Oggi abbiamo a disposizione la moxibustione anche a forma di sigaro, di facile e comodo utilizzo che sviluppano una temperatura costante di circa 700°C. Quando li bruciate non togliete la carta che li circonda, non condiziona il calore e farà meno fumo. La resina che si libera quando l’artemisia è pestata permette una combustione costante. Non si ha l’esigenza tirare boccate d’aria, come si farebbe fare con un sigaro di tabacco per evitare che si spenga. I sigari di moxibustione non ce li fumiamo.

Funzioni della moxibustione

“Le foglie diai ye (moxibustione) usate in piccola quantità producono caldo, in grandi quantità forte calore. Essendo di pura natura yang, ha la capacità di rigenerare lo yang primario. Può aprire i dodici meridiani principali. Regolare l’energia, espellere il freddo e l’umidità, riscaldare l’utero. Arrestare i sanguinamenti, riscaldare la milza e lo stomaco per rimuovere la stagnazione. Regolare le mestruazioni e facilitare l’uscita del feto. Quando è bruciata, penetra in tutti i meridiani ed elimina le cento malattie”. Quanto più una malattia è fredda, yin, cronica, con metabolismo lento, pallore, brividi, stanchezza, arti freddi, tanto più la moxibustione è efficace.Per la sua natura yang utilizziamo la moxibustione soprattutto in tonificazione.

Come utilizzare la moxibustione in tonificazione

Poniamo il sigaro acceso a due tre centimetri dallo xuè, punto d’agopuntura. In questo caso porta di penetrazione dell’energia calore, finché non diventa insopportabile, poi ci si allontana per qualche secondo e si riposiziona. Ripetere la manovra fino a quando non riterremo di aver raggiunto il punto di saturazione: calore insopportabile appena ci si avvicina.

Come utilizzare la moxibustione in dispersione

In caso di pienezza locale, herpes zoster o punture di insetti, possiamo utilizzare la moxibustione con grande efficacia in dispersione, tecnica chiamata “a beccata d’uccello”. Consiste nell’avvicinare il sigaro acceso molto vicino alla pelle beccandola e retrarlo repentinamente fino alla scomparsa del calore. La statistica dell’efficacia della moxibustione in questi casi è sorprendentemente alta. Il concetto è simile a quello dell’omeopatia: similia similibus curentur”. In questo caso combattere il fuoco con il fuoco. La medaglia nei riscontri d’uso per la rapidità dell’efficacia spetta ai trattamenti per le persone affette dal “Fuoco di S. Antonio”, herpes zoster.

Stilomass

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Unione delle parole: stilo e massaggio. Piccolo strumento di metallo con la punta retrattile ci permette di esercitare una sollecitazione intermittente, che diventa disperdente. Si generano differenti condizioni di dispersione o tonificazione secondo la velocità e la permanenza. Utilizzato con la punta appoggiata sul punto da stimolare, la parte posteriore imprime pressioni intermittenti di differente forza, Quando lo teniamo appoggiato in modo continuativo generiamo una sollecitazione tonificante, la pressione sviluppa calore.

Quando si utilizza lo stilomass

Utilizzo lo stilomass quando il dito occupa un’area troppo grande per la zona da sollecitare. Riferimenti di piccole dimensioni come i punti jing (pozzo), sugli angoli ungueali delle dita delle mani e dei piedi sono facilmente ed efficacemente raggiungibili con lo stilomass.

Coppette o vacuum terapia (terapia del vuoto)

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Anche l’uso delle coppette è molto antico, e la loro applicazione la troviamo utilizzata anche in culture diverse che non si sono mai incontrate. Il fuoco per sua natura tende a salire. Quando è imprigionato all’interno di una coppetta sferica genera un risucchio nella zona sottostante che si trasforma in pressione negativa. Questa forza richiama i liquidi sottostanti, sangue e linfa. Vascolarizza e permeabilizza i tessuti che attraversa. Mentre la funzione principale della moxibustione è quella di tonificare, quella delle coppette è di disperdere.

Dove si utilizzano le coppette

Se lasciate sulla stessa area più a lungo si ha una dispersione dei tessuti più profondi. Se mosse più velocemente la dispersione agisce sui tessuti più superficiali. Per ovvie ragioni le coppette si utilizzano solo sulla parte alta del torace e solo posteriormente. Utilizzare le coppette nell’area renale sarebbe dannoso per i reni, organi che devono essere sempre e solo tonificati. Se le coppette non si attaccano alla pelle, se hanno la tendenza a staccarsi facilmente, se la pelle non si arrossa, le coppette non devono essere utilizzate. Il paziente è in vuoto e non in pieno, quindi è da tonificare non da disperdere!

Rendere scorrevole la pelle

Prima di applicare le coppette sulla schiena mettiamo uno strato di olio vegetale o una crema che ne permetta lo scorrimento. In condizioni ottimali le coppette si attaccano con forza, l’area interna si sopraeleva e diventa rossa. Assolutamente non bisogna giungere al punto che l’area si scurisca perché si sarà generato un ematoma. La rottura dei vasi sanguigni non è contemplata in questa tecnica.

Non create ematomi

Creare ematomi è un’autentica manifestazione d’incompetenza. Non ha finalità terapeutica. Il nostro lavoro deve tendere a ripristinare le differenti circolazioni non a limitarle, non bisogna mai lasciare segni dell’applicazione. La schiena deve diventare rossa e calda in maniera uniforme, per questo si utilizzano più coppette di differenti dimensioni in contemporanea.

Coppette in numero pari per la simmetria

Devono essere in numero pari e muoverle sempre in maniera simmetrica per evidenziare differenze per eccesso o carenza tra un lato e l’altro.

Attenzione a non scaldare i bordi

Quando si pone la fiamma dentro la coppetta, evitate di scaldare il bordo per non ustionare il malcapitato. Tempi addietro si utilizzava una piccola moneta di rame avvolta da in pezzo di stoffa sottile. Imbevuta di alcool o altro liquido infiammabile, si accendeva, si poneva direttamente sulla schiena del paziente e si applicava la coppetta. Il fuoco brucia l’ossigeno, spegne la fiamma e la coppetta risucchia gli strati sottostanti.

Evitiamo le candele

Come fonte di calore si può utilizzare una candela, ma la coppetta si annerisce per la combustione della paraffina. Meglio allora un bunsen con alcool denaturato. Potete utilizzare anche un accendino per il gas, più comodo di un normale accendino perché più lungo.

La fiamma vicino alla coppetta

Durante la manovra il fuoco e la coppetta devono essere vicini all’area da trattare. Altrimenti dopo aver scaldato l’interno della coppetta, prima ancora di applicarla si sarà raffreddata impedendone l’applicazione. Generalmente la durata dell’applicazione può variare dai pochi minuti a mezz’ora.

Le coppette in caso di catarro

Le applicazioni più comuni ed efficaci delle coppette sulla schiena hanno la funzione di muovere e accelerare l’espulsione di catarro dai polmoni. In una occasione un’allieva che era stata sottoposta a un trattamento con le coppette durante la pratica, mi raccontò che nei giorni successivi con la tosse iniziò a espellere catarro nero che aveva la forma degli alveoli polmonari. La cosa più sorprendente non era che stesse espellendo catarro, ma che aveva spesso di fumare due anni prima.

Uso estetico delle coppette

Utilizzo comune, superficiale e veloce, è di utilizzare le coppette sulla parte esterna delle cosce per contrastare la cellulite.

Differenti tipi di coppette

Oggi ci sono in commercio differenti tipi di coppette. Circolano ancora quelle originali di bambù, ma non ci permettono di vedere cosa sta succedendo dentro. I cinesi commercializzano coppette a forma di campana dove la pressione negativa la si ottiene aspirando l’aria con una pistola manuale. In ambito estetico, stesso concetto, ma con pistole d’acciaio e la possibilità di diversificare la pressione con apparecchi elettronici.

Martelletto cinese

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Ai soggetti muscolati e rigidi, solitamente scherzando dico:

«Lei oltre essere un pezzo unico è anche tutto d’un pezzo.»

Soggetti che in MTC definiamo tipologia jueyin, fegato, legno, alti, belli, muscolati, armoniosi, frequentemente sono prigionieri dentro un’armatura muscolare. Questa gli impedisce di andare verso gli altri come vorrebbero, e impedisce agli altri di andare verso loro come vorrebbero. L’armatura muscolare che originariamente doveva assolvere una funzione protettiva, si genera durante l’adolescenza. Quando non ci si sente più bambini, ma non si è ancora accettati dagli adulti, se crescendo non ce se ne libera, diventa una gabbia.

Massaggiare/messaggiare con determinazione

I piedi di questi soggetti devono essere massaggiati/messaggiati scaricando la forza sulla punta delle dita delle mani con autorevolezza. Portare l’attenzione soprattutto alle strutture muscolari della pianta del piede. In alcune circostanze i massaggi al piede non sempre sono sufficienti. Per accelerare la decontrazione muscolare bisogna massaggiare i muscoli della schiena localmente. Apparirà dura come una “spianatoia per ammassare le orecchiette”, un pezzo di legno rigido. Le mani fanno fatica a scollare la pelle e i tessuti sottostanti. Il martelletto cinese ci viene in aiuto, in queste circostanze è lo strumento più efficace e che più utilizzo, con soddisfazione dei pazienti e mia. Dopo la prima esperienza mi chiedono espressamente di essere trattati nuovamente con il martelletto. Ciò dimostra l’efficacia, la gradevolezza e il buon ricordo che ne rimane dopo l’utilizzo.

Come è fatto il martelletto cinese

Il martelletto è costituito da un manico di legno lungo circa trentacinque centimetri e una parte contundente di gomma dura. La parte che percuote ha due forme che utilizzo per due funzioni diverse. Da una lato una punta conica che utilizzo per disperdere. Dall’altra di forma cilindrica con dentro un magnete, che probabilmente non serve a niente, se non aumentare il peso, la utilizzo per inviare informazioni in tonificazione ai tessuti più profondi. Una molla permette alla parte anteriore del martelletto di ammortizzare i colpi, rendendo più gradevole la percezione percuotente.

Con il mignolo tocco i punti dello zutaiyang (V).

  • V11, dashu, grande telaio per tessere, un cun e mezzo a lato del margine inferiore del processo spinoso della I vertebra toracica.
  • V12 fengmen, porta del vento, ad un cun e mezzo dal dumai sotto la spinosa della II vertebra dorsale.
  • V13 feishu, shu del polmone, sotto la spinosa III dorsale.
  • V14 jueyinshu, shu del maestro del cuore, sotto la spinosa IV dorsale.
  • V15 xinshu, shu del cuore, sotto la spinosa V dorsale.
  • V16 dushu, shu del dumai, sotto la spinosa VI dorsale.
  • V17 geshu, shu del diaframma, sotto la spinosa VII dorsale.
  • V18 ganshu, shu di fegato, in relazione con F14, sotto la spinosa IX dorsale.
  • V19 danshu, shu di vescica biliare, in relazione con VB24, sotto la spinosa X dorsale.
  • V20 pishu, shu di milza, in relazione F13, sotto la spinosa XI dorsale.
  • V21 weishu, shu di stomaco, in relazione VC12, sotto la spinosa XII dorsale.

La reazione è dolorosamente inaspettata. Altrettanto inaspettato il fatto che quando invece picchio con il martello, sollecitazione dal peso ben più superiore del mio dito, non percepiscono dolore, anzi, perché?

Si percuotere con il martelletto in maniera differente da quella di mettere chiodi.

I colpi di martelletto sono ripetuti a velocità sostenuta con un movimento morbido che inizia dalla spalla e prosegue fino dentro la schiena. La velocità fa si che la permanenza della punta del martelletto sia di pochi centesimi di secondo. Molto meno del dito che in proporzione diventa tonificante e non disperdente, quindi doloroso. La parte opposta della punta ha una sezione circolare per lo spessore cilindrico. La percussione occupa un’area ben più vasta della punta, i colpi quindi devono essere portati con dolcezza, bisogna far percepire una sensazione di onda che si propaga internamente. Percuoto prima una lato del dorso poi l’altro alla ricerca di suoni non corrispondenti alla norma.

Differenti sonorità

Se incontro delle sonorità anomale, percezione di eccesso di vuoto o di pieno, comparo con la porzione del torace contro laterale.

Callosità, come trattarle con la Riflessologia Zu

É  possibile trattare callosità, calli, verruche, con la Riflessologia Zu. Le callosità sono una iper produzione di cellule epiteliali cornee. Ispessimenti di pelle in aree circoscritte, diventano antiestetiche quando sono visibili e aumentano di dimensioni. Le callosità normalmente sono asintomatiche, ma se eccessive si trasformano in un corpo estraneo tra il piede e la scarpa diventando fastidiose fino a generare dolore. Le aree più comuni dove si manifestano le callosità sono quelle della parte plantare anteriore, in corrispondenza delle epifisi distali delle teste metatarsali e pericalcaneari. La funzione delel callosità è di proteggere la ipersensibilità delle terminazioni nervose sottostanti. Continue Reading

Artrite Reumatoide e Riflessologia Plantare

L’artrite reumatoide (A.R.) è una malattia cronica, tende a persistere nel tempo e colpisce la membrana sinoviale delle articolazioni. La membrana reagisce all’infiammazione aumentando di volume dando origine al panno sinoviale, il quale invadendo la cartilagine ne provoca l’erosione e la graduale distruzione. Questo processo proliferativo si estende all’osso, l’infiammazione arriva a interessare tutti i tessuti che circondano l’articolazione provocandone in modo graduale la distruzione della stessa. La relativa invalidità di chi ne soffre, non solo le articolazioni ne sono colpite ma l’intero organismo, fra cui occhi, polmoni, cuore e reni, per questo è detta anche sistemica.Gli anticorpi sono i soldati che ci proteggono dalle malattie. Il nostro organismo, per difendersi dagli attacchi esterni: virus e batteri, produce anticorpi, quei soldati che generalmente ci proteggono dalle malattie. Nell’artrite reumatoide tali anticorpi, per ragioni non ancora ben note, reagiscono in modo anomalo, non riconoscendo cioè la membrana sinoviale che riveste le nostre articolazioni, attaccandola e provocandone l’infiammazione e innescando un meccanismo di auto-distruzione dei tessuti articolari e non. …sarebbe un batterio dei micoplasmi presente nella gola a essere implicato nell’insorgenza dell’artrite reumatoide.
Diverse sono i pareri sulle possibili cause scatenanti: alcuni ricercatori dicono che la causa sia una predisposizione genetica associata ad un innesco esogeno, un battere o un virus. Altri affermano che le cause che la scatenano sono multifattoriali, recenti studi hanno dimostrato alla base una predisposizione genetica. Uno studio israeliano condotto da alcuni ricercatori dell’Università Ben Gurion, affermano che sarebbe un batterio dei microplasmi presente nella gola a essere implicato nell’insorgenza dell’artrite reumatoide.Colpisce preferibilmente le donne con un rapporto di 4:1, sebbene sia possibile la sua comparsa nell’età pediatrica, artrite giovanile, l’artrite reumatoide si manifesta per lo più tra i 35 e i 50 anni di età. E’ a decorso ciclico con fasi di acutizzazione che si alternano a periodi di remissione della malattia. Una caratteristica è l’anemia, febbre, e debolezza muscolare, astenia, oltre naturalmente al dolore articolare caratterizzato da tumefazione e da rigidità articolare mattutina, colpisce le articolazioni in modo simmetrico, cioè i due polsi, i due gomiti, le due ginocchia.Oltre a coinvolgere le articolazioni provocandone gonfiore, dolore, rigidità causa anche anemia, fatica, perdita di peso, febbre e invalidità; inoltre i farmaci usati provocano nel tempo diversi danni collaterali, il cortisone utilizzato a lungo, provoca un’importante decalcificazione ossea.E’ evidente che il danno articolare provocato dalla malattia nel tempo giunge al suo epilogo con la distruzione dell’articolazione stessa, fortunatamente la ricerca ha fatto passi da gigante e nei casi più gravi, impianti protesici garantiscono tutto sommato una modesta attività fisica e lavorativa.Riconoscere nel più breve tempo possibile la malattia è importantissimo perché permette al reumatologo di iniziare una cura che contrasti in modo efficace l’evolversi della malattia e i metodi che permettono al medico di monitorizzarla sono, gli esami di laboratorio da effettuarsi almeno ogni 45 giorni, generalmente la V.E.S., P.C.R., emocromo+formula, azotemia creatinina, Waller Rose, reuma test, esame urine ecc.Più eventuali radiografie delle articolazioni colpite, la cosa importante in base alla mia esperienza, è di scegliere un bravo reumatologo e possibilmente di non cambiarlo, cosa che generalmente gli ammalati reumatici tendono a fare non vedendo miglioramenti dopo le prime cure; importante è altresì la ginnastica dolce, che non gravi sulle articolazioni, la ciclette è ottima, questa serve a tenere allenati i muscoli delle gambe che tendenzialmente nell’ammalato reumatico tendono ad atrofizzarsi. Un altro aspetto da non sottovalutare sono i piedi, la malattia può aggredire le caviglie le quali col tempo tendono a cedere verso l’interno, il piede diventa piatto e la difficoltà della camminata diventa ogni giorno più visibile, in queste circostanze un plantare ortopedico opportunamente studiato aiuta l’arto a sopportare meglio il peso corporeo distribuendo in modo omogeneo la spinta verso il basso.Una cosa fondamentale di cui stranamente mai se ne parla, è il divieto assoluto di prendere il sole, perché si attiverebbero gli anticorpi, principali protagonisti negativi della malattia, non vi sono invece particolari controindicazioni concernenti la dieta, ridurre l’alcol e il fumo è consigliato per non caricare ulteriormente l’apparato digerente notevolmente impegnati nel metabolizzare i farmaci che la malattia stessa necessita; le cure termali nei periodi attivi sono sconsigliate.A volte l’estroflessione della membrana sinoviale provoca una tumefazione tondeggiante localizzata al polso o alla mano, chiamata ganglion o cisti sinoviale. Gli sforzi intensi e ripetuti, i traumi, le posizioni anomale del polso o della mano mantenute per lungo tempo provocano l’aumento della pressione interna dell’articolazione del polso; tale pressione provoca lo sfiancamento della parete articolare, attraverso la quale viene a sporgere la membrana sinoviale. All’interno della parete della cisti si raccoglie una certa quantità di liquido, che poi assume un aspetto gelatinoso.La cisti rimane comunque collegata all’articolazione tramite un sottile peduncolo il quale può funzionare da valvola di scarico del contenuto della cisti nell’articolazione; questo meccanismo spiega il perché le cisti siano soggette a variazioni di dimensione. La cisti provoca dolore e difficoltà di movimento articolare, l’intervento chirurgico è assolutamente consigliato quando il dolore è intenso o quando la ciste raggiunge dimensioni antiestetiche. L’intervento dev’essere indirizzato non solo alla rimozione della cisti ma alla rimozione dell’intera membrana sinoviale, questo per scongiurare ricadute precoci.Tratto da MALATTIE REUMATICHE Associazione Italiana Reum AmiciI reumatici cronici che ho trattato hanno avuto tutti dei notevoli miglioramenti. Ricordo una giovane donna, che la mattina, all’idea di doversi alzare e mettere i piedi per terra, piangeva. Un giorno mi disse:«Ora bacerei per terra ogni passo che faccio per il non dolore.»La terapia è basata soprattutto sul decongestionamento delle articolazioni. Prima cosa ottimizzare la funzione renale per permettere una rapida eliminazione di quanto sarà messo in movimento e riversato nel sangue. Massaggio sempre al limite dell’accettabilità del dolore.Il massaggio non deve essere “mai” doloroso, in nessuna circostanza.Dolore significa stress, contrazione, direzione opposta di dove vogliamo andare. Massaggiare le parti muscolate, se sono tumefatte, dure, fredde, bisogna ammorbidirle, scaldarle per renderle elastiche, capaci di adattarsi ai differenti movimenti articolari. Se c’è rigidità c’è dolore, il dolore limita i movimenti. Quando l’attenzione è rivolta alle cartilagini, mi dedico a un’articolazione per volta. Sia nelle mani, sia nei piedi, circondo l’articolazione con le dita, il movimento è pressorio dinamico, non dev’essere uno sfregamento superficiale, bisogna portare l’attenzione alla percezione della cartilagine. Sentire se è dura, elastica, lassa, gonfia, rigida, il massaggio si deve adattare al percepito, dev’essere sempre vissuto come liberatorio.Le rigidità sono delle catene che limitano i movimenti.Se le articolazioni sono rosse, infiammate, manifestazione di una riacutizzazione, devono essere massaggiate dolcemente all’inizio, il massaggio dopo può essere più profondo e determinato, la pressione sviluppa calore, uguale movimento. Articolazioni dure fredde assolutamente devono essere scaldate. A volte do i compiti da fare a casa, in queste circostanze consiglio di mettere le mani sul vapore di un pentolino d’acqua che bolle, evitando di ustionarsi. Nel giro di pochi minuti, tre, quattro, le dita cominciano a distendersi, le mani ad aprirsi, appare miracolistico, il risultato non sarà molto duraturo, quindi dev’essere ripetuto, ma già evidenziare un cambio è un click che scatta nella testa, una nuova visione, una nuova opportunità:«Se ne può venire fuori.»La coesione molecolare del vapore è inferiore a quella dell’acqua, quindi penetra più facilmente nelle cartilagini. Si consiglia l’utilizzo del vapore la mattina e non la sera, perché il vapore penetrato se non messo in movimento stagna, e continuerà a produrre dolore. Dopo le vaporizzazioni o impacchi di fanghi caldi, o impacchi di erbe calde, sempre meglio un massaggio che dinamizzi le molecole di calore. Mani rigide, articolazioni deformate, non sempre stiamo più parlando di artrite reumatoide ma di artrosi, il risultato non cambia e nemmeno la terapia.Butong zhe tongtong ze butongSe il flusso è libero, non vi è dolore,se vi è dolore, il flusso non è libero.I nuovi pazienti che si sottopongono a massaggi riflessi presso lo Zu Center, che sono stati massaggiati da altri operatori delle così dette medicine alternative o complementari, DBN (Discipline Bio Naturali) o altri tipi di massaggi, rimangono stupiti dal fatto di non dover soffrire e mi dicono che questa non è riflessologia, cosa dovrei dire?Cosa dovrei fare? Cerco di contenermi e spiego loro che se vogliono un massaggio doloroso, non ho nessuna difficoltà a soddisfarli, tanto più che il prezzo non cambierebbe, i risultati però sì.Mi devo allenare alla pazienza tutti i giorni.Se hanno cambiato terapista ci sarà stato un motivo, cavallo vincente non si cambia, ma un brocco sì. Se pazienti tornano da me per se stessi o per accompagnare altre persone, dopo dieci, venti, trenta anni, significa che quell’esperienza li ha segnati favorevolmente. Ogni patologia è determinata da una di stagnazione, o per eccesso o per mancanza, quindi mettere in movimento è la strada maestra. I cosiddetti processi infiammatori, che così tanto sono combattuti, sono fisiologici processi che l’organismo mette in atto come risposta a ciò che considera attacchi da freddo.Quando la temperatura si abbassa, tendiamo a coprirci per evitare la dispersione del calore, il nostro corpo reagisce alla stessa maniera.L’antinfiammatorio agisce da pompiere, senza risolvere il problema, che tende alla riacutizzazione e alla cronicizzazione. Una paziente con l’artrite reumatoide, con le mani e i piedi tumefatti, non ricercherà mai il freddo, ma sempre e solo il caldo, tende ad auto massaggiarseli, a tenerli al caldo, a proteggerli… Il mio lavoro sostiene questa esigenza. Il nostro organismo è una struttura auto guarente, bisogna solo sostenere questo processo.Il nostro corpo tende sempre e solo a innalzare la propria temperatura, mai ad abbassarla, la temperatura fisiologicamente si abbassa solo quando dormiamo. Quando mi riferisco alla mia attività, preferisco parlare di medicina naturale e non alternativa o complementare, non ci sono pazienti alternativi o complementari, ci sono solo persone che soffrono, li chiamo pazienti non clienti, non sono un commerciante.Divinum est sedare dolorem. Continue Reading

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