L’alluce nell’interpretazione della Riflessologia del Piede.

Come poteva mancare un capitolo sull’alluce? Così pieno di ricordi, eventi, aneddoti, che non so da dove iniziare, è come un albero pieno di mele da mettere in un cesto, dove comincio? Alluce duro, molle, insaccato, valgo, all’insù, all’ingiù, unghie incarnite, solchi emozionali, fossette, rosso, blu, bianco, notizie più dettagliate le trovate nel Vol. II Morfologia Zu.

Ci sono negozi di orologi, che hanno vetrine piene di modelli per tutti i gusti, dai più semplici, ai più complicati o essenziali, ai barocchi, ai manuali, ai meccanici, al quarzo, con le fasi lunari… che l’occhio quando spazia tra questi articoli dalle forme e dai colori cosi diversi, si stanca e non sceglie. Se ci chiedono:

«Allora, hai scelto il tuo orologio?»

La risposta:

«No, non c’è niente che fa per me!»

Centinaia di orologi, non c’è ne uno che abbia attratto l’attenzione.

La visione è stata un volo a distanza, senza cogliere nessun particolare.

Una vetrina di lusso, invece, di grande metratura, ben illuminata, un solo costoso orologio, la gente si accalca per vedere quell’unico esemplare.

L’attenzione è stata orientata. Il mio primo “prezioso orologio”, non nel senso originale del termine, è un ricordo che risale al 1987 ai tempi della frequenza della prima esperienza didattica d’agopuntura.

I docenti, il top di quel periodo, Nguyen Van Nghi, presidente dell’Associazione Mondiale delle Scuole d’Agopuntura, il suo giovane braccio destro Albert Gurion, il fondatore nel 1968 della Società Italiana di Agopuntura, Ulderico Lanza, Franco Caspani e altri ancora. Le lezioni si svolgevano in una sala semicircolare tipo anfiteatro, i docenti sul palco, dietro un lungo tavolo con una lavagna luminosa sempre accesa, proiettavano immagini sullo schermo, in quel tempo non c’erano ancora i computer come oggi.

In prima fila un nutrito gruppo di fisioterapisti e massofisioterapisti, oggi non vedenti, allora ciechi. Gli insegnanti parlavano, disegnavano schemi, parole, numeri, sui fogli di acetato trasparente che la lavagna luminosa proiettava. Linguaggio nuovo, per me quasi incomprensibile, mi sembrava di essere sulla luna, non capivo un accidente di ciò che dicevano, solo vaghe intuizioni. Gli insegnanti li percepivo lontanissimi, come puntini all’orizzonte, irraggiungibili, in realtà i metri che mi separavano da loro erano nell’ordine delle cose. La cosa più frustrante però, era che gli occupanti delle prime file, i non vedenti, interagivano, rispondevano alle domande dei docenti, facevano domande a loro volta, io che vedevo (?) lo schermo, non capivo un accidente di niente.

Se in quelle circostanze, dal palco mi avessero fatto una domanda, sarei morto all’instante per la vergogna. Nonostante tutto non mollai, l’intuito mi faceva percepire che dietro quel farneticare di concetti, in quel tempo incomprensibili, misteriose verità m’intrigavano e mi avvincevano.

Oggi probabilmente anch’io farnetico cose non comprensibili a tutti.

Terminai il mio percorso triennale, partecipavo ai week-end di aggiornamento, la pratica della riflessologia era stata notevolmente influenzata da questi studi, avevano determinato una svolta nello studio e l’approfondimento della mia riflessologia.

Due anni dopo essermi diplomato, ricevetti un invito a presentare una relazione dei miei studi, in un congresso internazionale di agopuntura: “Rapporto tra agopuntura e Riflessologia Tsou”. Presentai una relazione dal titolo: “Significati morfologici ed energetici dell’alluce sovrapposto o sottoposto al secondo dito”. La relazione ebbe un grande successo, applausi sentiti, non di circostanza, riempirono la sala del congresso, infatti, il giorno dopo m’invitarono a continuare la relazione in sostituzione di un relatore francese che non poté venire.

La medaglia sul mio petto non furono gli applausi, ormai ero già abituato a questo tipo di manifestazioni, ma la frase del dott. Ulderico Lanza, che congratulandosi con me disse:

«Finalmente qualcosa di nuovo, mi ha fatto sentire dall’altra parte della scrivania come allievo uditore.»

In quel momento pensai:

«Adesso posso anche morire!»

Non esisteva ancora lo Zu Center com’è oggi, esisteva, udite! Udite!

l’INTERNATIONAL TSOU CENTER! Vivevo la velleità di portare la Riflessologia Tsou, via italiana alla riflessologia, in Europa.

Si chiamava Riflessologia Tsou, perché nella scuola d’agopuntura si utilizzava il vocabolario E.F.E.O. (École Française d’Extrême Orient).

Successivamente optai per il pinyin, sistema di trascrizione del cinese standard ufficiale nella Repubblica Popolare Cinese, correntemente riconosciuto dalla Organizzazione Internazionale per le Standardizzazioni, per cui passai dalla trascrizione di piede, da tsou a zu. Le velleità ben presto s’infransero contro un muro d’indifferenza e ignoranza.

Ho tenuto relazioni e corsi a congressi in Inghilterra, Olanda, Svezia, Spagna, Austria, Polonia, Ecuador, dove ho dato il mio contributo, in Italia assolutamente ignorato, “Nemo propheta in patria”.

Le barriere in Italia continuano a sussistere, ognuno geloso della sua verità, coltiva il suo orticello di certezze assolute, io le ho lasciate ormai da tanto tempo. Qui di seguito una sintesi della relazione del congresso di Ravenna.

Cinque Movimenti, Ciclo Sheng e Ciclo Ke, rapporto alluce-secondo dito nelle accezioni che si riferiscono alla sovrapposizione e sottoposizione. Sull’angolo ungueale mediale dell’alluce è situato il punto 1, yinbai, jing dello zutaiyin, meridiano milza/pancreas. Sull’angolo ungueale esterno, quello che si accosta al secondo dito, si trova il punto 1, dadun, jing dello zujueyin, meridiano del fegato.

L’angolo ungueale esterno del secondo dito è raggiunto dal punto 45 lidui, pagamento crudele, punto jing dello zuyangming, meridiano dello stomaco. Il Movimento Legno, fegato/cistifellea, controlla il Movimento Terra, milza/pancreas/stomaco, quindi fegato/cistifellea sono nonno di milza/pancreas/stomaco. Se questa legge naturale si esaspera, il nonno non si limiterà più a esercitare una forma di controllo nei confronti del nipote, bensì di soffocamento, passando dal controllo naturale al concetto patologico di super-controllo.

Se questo nonno, eccessivamente repressivo, impedisce al nipote i suoi normali movimenti, questi ne soffrirà e se ne ammalerà. Nel rapporto alluce secondo dito questo tipo di situazione si manifesta con una torsione dell’alluce rispetto a un asse orizzontale, vede il punto jing del fegato più in alto e quelli della milza/pancreas e dello stomaco più in basso: i punti jing del Movimento Terra si trovano quindi in una condizione di sottomissione, dadun, legno, sopra, e yinbai e lidui, terra, sotto.

Nella relazione fisiologico/chimica il fegato produce la bile che è alcalina e la cistifellea la trattiene, invece il liquido contenuto nella cavità gastrica è acido, quindi, se esiste una predominanza dell’immissione in circolo dell’alcalinità della bile, lo stomaco può trovarsi in una condizione d’ipoacidità, con una riduzione dell’attività dei succhi gastrici.

Se invece è il secondo dito che si sovrappone al primo, rispetto a un asse orizzontale che congiunge i due punti jing, yinbai e dadun, il punto jing della milza/pancreas e quello dello stomaco si trovano più in alto rispetto al punto jing del fegato, questo si ritrova ricoperto, in una condizione di sottomissione, dal secondo dito. In questo caso non è più il nonno a controllare il nipote, ma a creare lo squilibrio è il nipote troppo turbolento, che fa disperare il nonno.

A livello chimico l’acidità prende il sopravvento sull’alcalinità.

Ci troviamo di fronte a un classico caso di pirosi gastrica, iperacidità.

Tenni quindi due relazioni di un’ora ciascuna su quest’argomento.

Niente di eccezionale per me, una volta durante una lezione allo Zu Center parlai sette/otto ore consecutive sull’alluce, oggi ripensandoci, ma cosa gli dissi! Che cosa avevo da dire? Che gli raccontavo di così avvincente da non farli annoiare e tenerli inchiodati alle sedie? Ricordo che stavo pensando di aver superato il limite di tolleranza, ma continuavano a chiedere informazioni, gli ingordi.

Oggi la maniera di fare diagnosi è molto diversa, una volta alle persone dicevo i denti che avevano in bocca, la narice che gli si ostruiva, l’orecchio che si tappava… sostanzialmente gli dicevo cose che già sapevano, rimanevano colpiti dal fatto che riuscissi a dire tutto ciò guardando i piedi, ma col senno di poi non cambiavo le loro situazioni.

Avevo bisogno di conferme, avevo bisogno di sgambettare gli scettici e ci riuscivo benissimo. Poi intervenne un senso di appagamento, la capacità diagnostica riflessa, morfologica ed energetica prese una piega diversa, in molte occasioni ho fatto soffrire persone facendo riemergere dolori sopiti e rimossi. Con quale diritto? D’altronde avevo bisogno di affermare il mio sé, le mie competenze, anche quel periodo è passato.

Oggi la mia diagnosi e le mie terapie servono per aiutare le persone a venire fuori da problematiche importanti. Si rivolgono a me psicologhe, medici, professionisti di alto livello, medici m’inviano i loro pazienti… come se il mio studio fosse un centro cure palliative o Lourdes. La capacità di vedere aldilà di ciò che appare è esaltata dall’esperienza, dall’età, dalla percezione dell’approssimarsi della morte, quello che suggerisco agli allievi e di entrare in un’ottica di “rispettoso emotivo distacco”. Una volta le persone si sentivano comprese, perché raccontavo loro i sintomi di patologie che non mi avevano dichiarato. Frasi comuni:

«Ma come fa!»

«Ha indovinato tutto!»

«Non ho mai raccontato a nessuno certe cose, come fa a saperle leggendo i piedi?»

«Ma lei è un mago!»

A volte ero tentato di mettermi il turbante o il cappello di mago Merlino, per scherzare, per fortuna non l’ho mai fatto. Troppo serio nel mio lavoro, patologicamente serio. Oggi come sempre leggo, non indovino, ma non racconto tutto ciò che vedo, non sempre lo ritengo giusto, necessario o terapeutico, ogni caso, ogni persona è unica, assolutamente irripetibile nel suo essere e nel suo agire. Bisogna diventare scevri da giudizi, andare oltre. Inevitabilmente arrivano anche i rompiscatole, i saccenti, quelli che sanno tutto, gli arroganti, gli sbruffoni, pazienza, bisogna accogliere anche il loro dolore e i cambi di costoro sono i più gratificanti.

Frequentemente sono maschere che indossano per sopravvivere a se stessi, ai partner, ai funzionari sul lavoro. Il mio massaggio è sempre meno premere e schiacciare, il mio tocco appare sempre più frequentemente un battito d’ali, che sembra senza sostanza, senza forza, senza energia:

«Ma non mi fa male!»

«Se vuole le faccio male.»

«No, no, no, e che quell’altro reflessologo mi faceva un male bestia!»

Si riduce la struttura aumenta l’energia. Una strisciolina di tela divisa in due da un chiodo al muro, una parte verticale e un’orizzontale, se tiro la verticale si accorcia l’orizzontale e viceversa. Se consideriamo energia la verticale e struttura l’orizzontale, aumentando l’una si riduce l’altra.

Le mie terapie erano fiumi di parole, caterpillar, ora sono silenzi così intensamente carichi, che le persone iniziano a piangere senza apparente motivo, si asciugano gli occhi chiedendomi scusa. Scusa di che? Sto massaggiando le loro anime, dolori sepolti affiorano, sono metabolizzati, evaporano. Una volta questi dolori emergevano scavati dalla ruspa delle mie parole, sto diventando un santo… Durante la diagnosi riflessa parlo ancora, devo spiegare alle persone quelle che per me sono le origini dei loro problemi, le volte successive, chiudono gli occhi e dormono, sognano, russano… Quando ho terminato di massaggiare, gli accarezzo dolcemente i piedi con una manovra che chiamo di saluto, riemergono dal torpore nel quale erano caduti, a volte chiedono:

«Che ore sono?»

Con un senso di smarrimento, oppure:

«Mi stavo addormentando.»

Dopo mezz’ora che stavano russando, altre:

«Oddio, dove mi trovo?»

Come se stessero tornando da un viaggio ipnotico. Normalmente si stiracchiano, gratificati per essersi sentiti coccolati, compresi. Alcuni si percepiscono pieni di rinnovata energia, altri vorrebbero girarsi dall’alto lato e continuare a dormire, però, lo Zu Center, non è un dormitorio.

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