Distorsione caviglia Reflessologia Plantare

Distorsione caviglia è l’allontanamento momentaneo di due capi articolari contigui senza l’interruzione della capsula articolare. Caso più grave invece è la lussazione, che comporta l’allontanamento di due capi articolari continui in forma permanente per la rottura della capsula articolare.
distorsione caviglia quale fisioterapia

Distorsione caviglia, recupero funzionale

Reflessologia Plantare Zu, distorsione caviglia. La caviglia è raggruppata in due articolazioni distinte: tibio tarsica e sotto astragalica. La distorsione è un problema più comune nelle donne che negli uomini, a causa dei tacchi alti. Le epifisi distali di tibia e perone sono contenute in un forte complesso legamentoso: il mortaio tibioastragalico. Il malleolo peroneale rispetto al tibiale è situato più posteriormente. L’articolazione tibio tarsica è una troclea, capace solo di due movimenti: flesso estensione su un piano sagittale e flessione dorsale.

Distorsione sotto astragalica

Lo stesso tipo di articolazione è la sotto astragalica.  Reflessologia Plantare Zu, distorsione caviglia. Solo di prono supinazione su un piano frontale attorno a un asse sagittale. Perpendicolare rispetto all’articolazione tibio tarsica. Questi movimenti permettono al piede di adattarsi alle asperità del terreno durante la marcia. Articolazione portante, deve assorbire e scaricare al suolo non solo il peso del corpo, ma anche l’energia cinetica derivante dal corpo in movimento. La caviglia deve avere un solido apparato di controllo cinetico diviso in elementi attivi, muscoli e tendini, legamenti e ossa.

Distorsione della caviglia via di guarigione

Il recupero da una distorsione alla caviglia è completo quando si raggiungono i seguenti obiettivi:

  • Ripristino della funzione della caviglia interessata dalla distorsione.
  • Recupero della stabilità articolare e della forza muscolare.
  • Ripresa completa senza gonfiore né dolore delle attività quotidiane e di quella sportiva.

Distorsione, tempi di recupero.

Il tempo necessario per il recupero da una distorsione della caviglia dipende dalla gravità della lesione. Reflessologia Plantare Zu, distorsione caviglia. Le distorsioni lievi richiedono due tre giorni prima che la rigidità e il dolore scompaiano. Un trattamento adeguato durante il primo giorno o due dopo l’infortunio aumentano le possibilità di un recupero rapido e completo.

La lussazione è più grave di una distorsione

Caso più grave invece è la lussazione, che comporta l’allontanamento di due capi articolari continui in forma permanente per la rottura della capsula articolare. La lussazione ha bisogno di una rapida riduzione osteo articolare che deve essere eseguita da uno specialista. Occorrerà un movimento opposto a quello che ha determinato la fuoriuscita dalla capsula articolare. Successivamente l’articolazione deve essere immobilizzata fino alla ricostituzione dei legamenti interessati e della capsula articolare.

Distorsione riprendere a camminare

Durante la deambulazione è opportuno sostenere la caviglia con un tutore. Una caviglia lesa e instabile rappresenta il presupposto di distorsioni recidivanti, si comprende quindi l’importanza di una buona rieducazione dopo un episodio distorsivo. Reflessologia Plantare Zu, distorsione caviglia. A fronte di disfunzioni permanenti e mancanza di risposta muscolo tendinea occorre preoccuparsi poiché potrebbero portare a distorsioni recidivanti.

Già durante il periodo di riposo occorre fare una opportuna riabilitazione, che consiste in esercizi per rinforzare la muscolatura e per recuperare l’articolarità. In genere, la riabilitazione consiste nel recupero dell’identica logica posturale precedente al trauma, valutando bene i punti di appoggio del piede al suolo che spesso sono alterati, ottimizzare l’allineamento del piede con la gamba.

Distorsione, conoscere l’anatomia

Mi rendo conto che a volte il mio linguaggio è ripetitivo, pedante, ma non si può pretendere di aiutare una persona che ci fa una richiesta d’aiuto senza avere adeguate competenze. La conoscenza dell’anatomia e della fisiologia del piede per un riflessologo fa parte del suo pane quotidiano. É lo strumento con il quale lavora, non può non conoscerne le parti essenziali. Comunque fin qui il linguaggio è comune e trasversale perché l’anatomia è uguale per un europeo, un asiatico e un africano. Noi Reflessologi Zu, abbiamo una marcia in più nell’interpretare una situazione semplice come una distorsione di una caviglia.

Distorsione della caviglia, destra o sinistra?

Destra o sinistra? Siamo stati investiti da un motorino o è stata causata da un “semplice” cedimento mentre camminavamo? Non è la stessa cosa, la costante è il certificato medico che attesta il trauma, ma l’origine dev’essere ricercata. Il trauma distorsivo più comune è quello delle lesioni ai legamenti laterali che sono interessati dai percorsi dei meridiani yang. Se la manifestazione del problema è yang, l’origine è da ricercarsi nello yin.

Immaginiamo i percorsi dei meridiani come se fossero dei fili in trazione, se il cedimento è esterno, c’è deficit, debolezza, la causa dev’essere ricercata dalla parte opposta, dove c’è contrazione, rigidità, stagnazione d’energia. Se i muscoli e i legamenti della parte mediale interna sono rigidi, contratti, poco elastici, i contro laterali cedono. Se tiro da un lato, cede dall’altro.

La manifestazione è secondaria a un problema del lato opposto

Terapia:

ammorbidire, rendere elastici muscoli e legamenti della parte interna della caviglia; Disperdere lo yin e tonificare lo yang. Se cerco di tonificare solo lo yang, la parte esterna della caviglia, senza disperdere lo yin parte interna, sarà fatica sprecata. Mi sto solo opponendo a una forza, quindi, cronologicamente, prima disperdere lo yin poi tonificare lo yang.

Massaggiamo lentamente profondamente i tessuti interessati della parte interna della caviglia, veloce e leggero la parte esterna. Dare calore all’interno, disperdere il calore all’esterno. La parte mediale dell’arto inferiore è interessata da tre meridiani yin, quale o quali principalmente interessati?

  • Nell’ambito dei Cinque Movimenti, in quale loggia identifichiamo il soggetto?
  • Una volta identificato il movimento d’appartenenza, è un soggetto yin o yang?
  • Soggetto yin o yang, in pieno o in vuoto?
  • Piede morfologicamente piatto o cavo?
  • Cavo o morfologicamente cavo.
  • Addotto o abdotto?
  •  Addotto.
  • Supino o prono?
  • Supino.
  • Devo guardare l’unghia dell’alluce per vedere se è più incarnita in corrispondenza di yinbai, 1M.P. o dadun, 1F.

Fascite plantare

Aih, ahi, aih! Che dolori sono quelli della fascite plantare. Non permettono di camminare, sono invalidanti, non ci sono farmaci mirati per questi dolori. Il post fisso ite significa infiammazione: artrite, colite, cistite, appendicite, bronchite, borsite… Il postfisso osi significa deformazione: osteoporosi, artrosi, tubercolosi, ostosi.

La parola fascite significa semplicemente infiammazione dell’aponeurosi plantare. La robusta fascia fibrosa che unisce la zona plantare interna del calcagno con la base delle dita. Riveste un ruolo molto importante nella trasmissione del peso corporeo sul piede durante la deambulazione e la corsa.

L’aponeurosi plantare subisce una distensione quando il piede si eleva sulle punte staccando il tallone dal suolo. Gesto tipico della corsa e del salto, ma vi assicuro che la maggior parte delle persone che ho trattato con questo disturbo non erano atleti.

Eccessivo utilizzo?

Gli atleti sono seguiti dai professionisti del ghiaccio e degli antinfiammatori e si rivolgono a noi quando la situazione si è ormai cronicizzata. Per capire le cause ed elaborare una strategia di trattamenti utili per curare questa dolorosa situazione bisogna dare uno sguardo all’anatomia del piede.

Non ricordo di aver mai riscontrato un disturbo del genere a una persona con un piede morfologicamente o patologicamente piatto, ciò significa già qualcosa. Si fa risalire la diagnosi di fascite plantare “a causa di eccessivo utilizzo”. Questa diagnosi può andare bene per un atleta che si è spinto oltre i suoi limiti. Ma per una persona normale, che vive una vita quasi sedentaria, dove riscontriamo “la causa di eccessivo utilizzo”?

Dolore e rigidità

Il disturbo più comune è il dolore e la rigidità che va dalla parte plantare del tallone e tende a spostarsi verso l’avampiede. Migrando lungo tutta la pianta e risparmiando soltanto le dita. Il dolore ha differenti sfumature soggettive: bruciante, pungente, senso di tumefazione o soletta, stilettate che fanno ricadere sul letto i poveri malcapitati.

Il dolore è più forte il mattino quando si muovono i primi passi, dopo un po’ che si sta in piedi o seduti, quando si salgono le scale, il dolore può svilupparsi lentamente nel tempo o improvvisamente.

Dopo intensa attività sportiva comporta un’altra diagnosi, si può parlare “a causa di eccessivo utilizzo”

I sintomi tipici della fascite plantare sono causati dalla ripetizione continua di micro traumi che si ripercuotono sulla fascia sfibrandola poco a poco. Alla base di questa degenerazione vi è la perdita di elasticità del legamento associata a un eccessivo accorciamento.

Ogni volta che si estende dorsalmente il piede, sollevandoci sulle punte, l’atto di alzarci per esempio, l’aponeurosi plantare è stirata. L’entità di questo stiramento è tanto maggiore quanto più lo stacco è vigoroso e quanto più velocemente è applicata la forza di trazione.

Micro rotture di fibre

Per questo motivo in seguito a una forte azione di spinta sull’avampiede può verificarsi una rottura di alcune fibre che formano la fascia a causa dell’eccessivo allungamento. Queste lesioni solitamente sono impercettibili e per nulla gravi, ma hanno bisogno di tempi piuttosto lunghi per essere riparate.

Le strutture tendinose sono molto innervate, ma non sono vascolarizzate, per cui sono particolarmente dolorose, La loro risoluzione comporta tempi lunghi, in caso di trauma di un tendine o di un legamento, impiega circa il doppio del tempo di un osso per ricostituirsi.

Micro traumi continui

A questo punto appare evidente come la ripetizione continua di micro traumi nel tempo causa una degenerazione del legamento dando origine alla fascite plantare. Il punto più sensibile di questo tipo di lesioni è l’inserzione calcaneare dell’aponeurosi. Dopo la degenerazione tende a infiammarsi causando il caratteristico dolore nella regione mediale interna del calcagno.

Durante il riposo notturno si vive la situazione opposta: le punte dei piedi sono rilassate e tendono a guardare verso il basso. Di conseguenza l’aponeurosi tende ad accorciarsi.

Dolori mattutini

Il mattino, non appena ci si alza dal letto, i piccoli movimenti del piede richiedono un allungamento del tessuto fibroso che tende tuttavia a rimanere contratto causando dolore. Lo stesso movimento gradualmente stimola l’allungamento dell’aponeurosi plantare favorendo la regressione del dolore.

La lettura reflessologica Zu prende in considerazione come prima cosa che il tessuto interessato è il connettivo, ciò che connette, in questo caso un muscolo all’osso.

Si massaggia l’area dolente delicatamente

La funzione del massaggio in questa circostanza è di permeabilizzare l’aponeurosi, perché non è vascolarizzata.  Non è possibile farvi affluire endorfine attraverso il sangue per la risoluzione del dolore. Il massaggio inizialmente e lento, pressorio, permeabilizzante e dinamizzante. Reflessologia Plantare Zu, distorsione caviglia. La pressione sviluppa calore, ma ciò non è sufficiente.

Già detto che il dolore è più forte il mattino, quando si muovono i primi passi. Dopo un po’ che si sta in piedi o seduti, quando si salgono le scale, manifestazioni dolorose conseguenze di raffreddamento dei tessuti ecco perché dopo un po’ che stiamo camminando, il dolore tende a diminuire.

Riscaldamento muscolare

I tessuti interessati si scaldano, vivono un fisiologico riscaldamento, ecco perché non sono consigliati gli anti infiammatori. Se con il riscaldamento il dolore diminuisce, perché la medicina allopatica consiglia il ghiaccio? Paralizza le informazioni nervose, quindi nell’immediatezza crea un’analgesia, riduzione del dolore.

Ma a livello della struttura si ha una compattazione molecolare che determina una riduzione dell’elasticità con successiva probabilità di rottura del tessuto. L’aponeurosi plantare è l’ultimo anello della catena muscolare posteriore che inizia dalla base del cranio. I muscoli principalmente implicati sono quelli della gamba, in particolare il gastrocnemio o polpaccio.

Quando la catena si accorcia per problematiche di origine ansiosa, la manifestazione della retrazione diventa evidente generando dolore. I muscoli volontari superficiali, della catena muscolare sinistra, sono controllati dall’emisfero cerebrale destro, viceversa i contro laterali.

Ansia emozionale, ansia razionale

L’elemento ansioso è di origine emozionale, analogica, affettiva, si contrae il lato sinistro.  Origine organizzativa, razionale, logica, il lato destro.  I dolori sono al mattino, svegliandosi, significa che l’ansia si è somatizzata durante l’attività onirica, durante il sonno, i sogni sono stati angoscianti. Se i dolori si manifestano durante il giorno, l’inconscio ci sta dando chiari segni di disagio relazionale: il dover andare ci crea ansia.

La prima terapia quindi consiste nel fa prendere coscienza la persona di quali siano le origini del problema

Come terapisti Zu, Reflessologia Plantare Zu, distorsione caviglia. dobbiamo ottenere la decontrazione della catena muscolare principalmente contratta. I meridiani principalmente implicati sono quelli dello zutaiyang (V.) e zushaoyang (V.B.). I punti jing che richiamano l’energia verso il basso sono V.67 e V.B.44, i punti di dispersione V.65 e V.B.38, i punti xi di disostruzione V.63 e V.B.36.

Questi due meridiani si massaggiano dal polpaccio verso le dita dei piedi con la tecnica del “battito d’ali”. Sulla pianta del piede soffermarsi a massaggiare la striscia orizzontale che corrisponde all’area dell’aponevrosi, dove si trasforma da tendine in muscolo, in corrispondenza dell’articolazione calcaneo scafoidea.

Consigli

Il consiglio che do ai pazienti, Reflessologia Plantare Zu, distorsione caviglia. I compiti da fare a casa sono: prendere una borsa d’acqua calda, metterci sopra un asciugamano bagnato caldo e appoggiarci la pianta del piede. Il calore della borsa tende a salire, attraversa l’asciugamano bagnato e il piede riceve un’informazione caldo umido, una specie di bagno turco locale.

La coesione molecolare del vapore è inferiore a quella dell’acqua, per cui penetrerà nei tessuti più profondi. Si consiglia altresì di fare questi impacchi di mattina, così che camminando il lavoro muscolare determina dispersione, evita la stagnazione dell’umidità che raffreddandosi sarebbe deleteria.

I risultati, rispetto alle aspettative, per la rapida scomparsa della sintomatologia, appaiono miracolistici. La risoluzione in brevi tempi di dolori così forti e limitanti, impressiona così tanto i pazienti che la loro fidelizzazione è assicurata.

Consigli:

  • Estendere e flettere i piedi prima di alzarsi, ancora nel letto.
  • Riposo il più possibile.
  • Massaggi mirati.
  • Impacchi caldo umidi.
  • Indossare scarpe con un buon supporto e plantari morbidi.
  • Feltrini ammortizzanti nella zona più dolente.
  • Esercizi di stretching aiutano a distendere i tessuti che circondano il calcagno.

In piedi

  • In piedi, di fronte alla parete, a circa un metro di distanza, collocare il piede sano in avanti rispetto all’altro.
  • Mantenere la gamba posteriore diritta con il tallone appoggiato a terra, le punte del piede dritte in avanti.
  • Appoggiare le mani al muro all’altezza elle spalle, lentamente inclinare il busto in avanti fino ad avvertire una certa tensione a livello del polpaccio.
  • Mantenere la posizione per venti secondi e ripetere 3-4 volte.
  • Se la tensione avvertita è leggera anche con il busto molto inclinato, distanziatevi maggiormente dalla parete.
  • Ripetere lo stesso esercizio mantenendo la gamba posteriore leggermente piegata. In questo modo si andrà ad allungare maggiormente la parte inferiore del polpaccio.

Di spalle al muro

  • Con la pianta del piede appoggiata al terreno sollevare le dita mantenendo il tallone in appoggio, abbassare le dita toccando il terreno ad eccezione dell’alluce, abbassare l’alluce e tenerlo appoggiato al terreno e sollevare soltanto le altre quattro dita.
  • Ripetere per venti volte.

 A terra

  • Su una superficie rigida con la gamba del piede dolente tesa in avanti e l’altra piegata.
  • Il piede colpito dolorante è mantenuto diritto e appoggiato soltanto sul tallone.
  • Con una fascia elastica, reperibile nei negozi sportivi, posta attorno alla volta plantare del piede dolente impugnate le estremità.
  • Delicatamente tirarla verso il corpo percependo la tensione dei muscoli parte posteriore coscia e fascia plantare.
  • Mantenere la posizione per 20-30 secondi e ripetere 3-4 volte.
  • Se la tensione avvertita è leggera, riponete la fascia e ripetete l’esercizio inclinando il busto in avanti cercando di tirare verso di voi la punta del piede

Su una sedia o in piedi

  • Raccogliete con la punta delle dita un fazzoletto, sollevatelo e lasciatelo cadere venti volte.
  • Seduti, con le ginocchia flesse a 90°.
  • I piedi completamente appoggiati al pavimento, alzare verso l’alto la punta delle dita del piede dolente mantenendo il tallone appoggiato al terreno.
  • Mantenere la posizione per 5 secondi, rilassarsi e ripetere l’esercizio dieci volte.
  • Procuratevi un rullo di legno e fatelo scorrere sotto la pianta del piede lentamente.

Il piede deve essere coperto da una calza di cotone o lana, per evitare la dispersione del calore generata dall’esercizio.

Scale

  • Salire su uno scalino con entrambi i piedi.
  • Appoggiandosi alla parete o aggrappandosi alla ringhiera, arretrare il piede dolente in modo che il tallone sia libero di scendere verso il basso.
  • Lentamente e senza forzare troppo l’allungamento abbassare il tallone.
  • Non appena si percepisce una leggera tensione al polpaccio fermare la discesa, mantenere la posizione per circa venti secondi e ritornare nella posizione di partenza.
  • Ripetere 3-4 volte.

Inutili

  • Plantari su misura
  • Fasciature notturne per mantenere il piede in flessione.
  • Steccaggio di notte per mantenere il piede in flessione.
  • Tutore tipo walker, che si presenta come uno scarpone da sci.

Dannosi

  • Anti infiammatori non steroidei: Ibuprofene, Ketoprofene, Nimesulid…
  • Applicare ghiaccio sulla zona dolente.
  • Infiltrazioni di corticosteroidi nel tallone.
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