Pasqua e riflessioni post pasquali…

Pasqua. Quando ero bambino, la mattina del giorno di Pasqua ero svegliato all'alba dal suono delle campane a festa e dai botti sparate da tutte le contrade.

Buona Pasqua!

Quando ero bambino a Sulmona, la mattina del giorno di Pasqua ero svegliato all’alba dal suono delle campane a festa e dai botti sparate da tutte le contrade.

La tomba di Gesù era vuota.
Le profezie delle Sacre Scritture si confermavano.
Annunciavano che Gesù era risorto.
La vita, vittoriosa sulla morte.
Il suo messaggio di speranza agli uomini era rinnovato e confermato.

Oggi nemmeno in chiesa si esulta.

Dovrebbero schiodare le chiappe dalle loro panche. Gridare, saltare, gioire, “Gesù è risorto!” Niente.
Si esulta per un gol. Per l’elezione di un leader. Non si esulta più per la Pasqua. Per il passaggio vittorioso dalla morte alla vita. Probabilmente non c’è più passaggio. Quando ero bambino, la domenica di Pasqua era permeata da un’atmosfera di gioia. C’era il sole. Era primavera. Gli alberi erano fioriti. Per strada tutti si salutavano, anche coloro che non si conoscevano, era Pasqua.

Cafoni

I contadini, che dalle nostre parti sono chiamati cafoni, che venivano dalle contrade vicine per assistere alle funzioni religiose. Alla processione. Per sentire la banda. Erano facilmente identificabili per i loro vestiti nuovi, o forse tali perché indossati una sola volta l’anno. Mi ricordo i loro colli bruciati dal sole. Sembravano colli di tartarughe. Capelli appena tagliati. Visi rasati. In quel giorno di Pasqua indossavano camicie inamidate. Così bianche, che il contrasto li faceva distinguere ancora di più dai “cittadini”.
Durante la processione al passare di Gesù risorto, della Madonna e dei santi, si toglievano la coppola. Cosa rara. Nemmeno a tavola per mangiare se la toglievano. Scoprivano le loro fronti bianche che non avevano mai preso il sole.

Pasqua nell’aria

La domenica di Pasqua la festa si percepiva nell’aria, le campane non smettevano di suonare. I bambini sui sagrati delle chiese, per le strade, con i pantaloni corti, con le scarpe bianche di “biacca” giocavano, gridavano, si rincorrevano… Il cielo si riempiva di palloncini che volavano via e di piccoli che piangevano, altri che mangiavano zucchero filato, l’odore delle “noccioline americane” tostate permeava l’aria. Era Pasqua, si poteva gioire, si veniva fuori dal mesto silenzio del periodo che l’aveva preceduta, la Quaresima era terminata.

Pasquetta

Ora la Pasqua sembra un giorno qualunque. Anche il prete in chiesa fa la sua stanca omelia… Arriva il lunedì di Pasqua. Bisogna andare da qualche parte. Anche se piove. Anche se ci saranno file ovunque. Sull’autostrada, nei ristoranti, nei bagni. È pasquetta, martedì torneremo al lavoro a lamentarci di questa primavera che tarda ad arrivare.

Laozu Baldassarre

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