Ipofunzioni periferiche, la Riflessologia Plantare aiuta.

Piedi freddi o caldi

Ipersensibili o iposensibili

Rossi o bianchi

Quando si parla di riflessologia, non sempre la gente ha le idee chiare di cosa si tratta. Per ciò per problemi di piedi, che presuppongono che l’ortopedico, il podologo o il pedicure non possono risolvere o non hanno risolto, approdano alla riflessologia.

«Qualcosa a che vedere con i nervi e con il sangue avrà, un massaggio ai piedi di sicuro mi farà bene, miglioreranno la circolazione.»

 

1° coppia, piedi freddi o caldi

Piedi freddi, tanto da ricercare costantemente qualcosa che li scaldi, calzettoni di lana o borse d’acqua calda, termofori, scaldaletto… o insopportabilmente caldi e bollenti da entrare nei bagni pubblici o nei portoni di case private per togliersi le scarpe e mettere i piedi a contatto con il freddo del marmo per avere sollievo, o di notte da tirare i piedi fuori dalle coperte per ricercare le parti fredde del letto, sono associati a problemi circolatori, ma la realtà è ben diversa.

Le persone affette da questi disagi sono inviate a eseguire degli specifici esami come eco doppler per quantificare il problema, ma le risposte non corrispondono alle attese. Le manifestazioni descritte rappresentano verosimilmente disturbi di natura funzionale. Sentire i piedi freddi o caldi dipendono dal calore del sangue e non dal sangue.

Bisogna distinguere ciò che è sangue, da ciò che lo fa circolare.

 I cinesi antichi in queste circostanze parlavano di Qi, energia, e Shue, sangue, associando il qi all’energia e il sangue alla struttura, è il qi che fa circolare il sangue.

Nei piedi o nelle mani fredde, il calore del sangue, non il sangue quindi è richiamato in profondità, negli organi zang, organi tesaurizzanti l’energia. Il corpo cede calore dalla periferia e dalla superficie verso la profondità. Terapia, si suggerisce di non disperdere calore evitando attività stancanti e stressanti, stare ben coperti, assumere alimenti caldi e che sviluppano calore. Se c’è un’importante debilitazione, il massaggio non è sufficiente, occorre aggiungere calore dall’esterno.

Se il problema è determinato da freddo secco o freddo umido, optare per il bagno turco o sauna. Acceleriamo la circolazione dell’energia stimolando i punti fuoco, di tonificazione e di accelerazione dei meridiani yin attraverso i piedi, questa soluzione può essere potenziata dall’ausilio della moxa.

Il massaggio dev’essere eseguito lentamente e profondamente, la pressione genera calore, il movimento lo dinamizza. Si massaggiano in prevalenza gli organi zang in tonificazione. La tonificazione è sempre più lenta e lunga da ottenersi rispetto alla dispersione.

La temperatura interna del nostro corpo è pressoché costante, intorno a 37°/37,5°. La pelle attraverso la traspirazione e la sudorazione ha la funzione di mantenere costante la temperatura interna.

Un esempio per chiarire quest’argomento, che generalmente si diagnostica, si cura, ma non guarisce.

Chiunque svolga un’attiva sportiva o motoria, se è in buona salute, suda. La sudorazione ha la funzione di stabilizzare la temperatura interna.

Tornando sudati da un allenamento sportivo siamo evidentemente accaldati, trasmettiamo calore a chi c’è vicino, ma a nessuno viene in mente di misurarci la temperatura, sarebbe evidentemente più alta del normale e nessuno la chiamerebbe febbre, in questo caso è un evento fisiologico.

Il correre ha determinato un’accelerazione della circolazione del sangue, cuore e polmoni hanno aumentato pulsazioni, circolazione e gittata, per far sì che possano portare una maggiore quantità di ossigeno ai distretti più periferici del nostro corpo.

Una persona allettata, con un’affezione polmonare, emana calore e suda, è evidente che la temperatura si è innalzata, ha la febbre alta.

Quale la differenza con chi ha fatto una corsa?

Risposta: nell’allettato con febbre c’è un’accelerazione del calore del sangue, nell’atleta un’accelerazione della circolazione del sangue.

Il sangue è yin rispetto alla circolazione che è yang.

A un bambino con febbre alta, faremo quindi delle spugnature sul dorso con alcol, per accelerare l’eliminazione della temperatura che potrebbe diventare eccessiva e creare danni a livello cerebrale. La caratteristica dell’alcol è che sviluppa calore, crea vasodilatazione, eliminazione di calore.

In una situazione di evidente pieno, sul da farsi la risposta vien da se, bisogna svuotare, il massaggio dev’essere veloce e disperdente, mirato alle strutture più vascolarizzate, i muscoli.

Nella terminologia cinese in questi casi si parlano di hang/re freddo/calore, una delle quattro coppie dei Ba Gang, otto regole diagnostiche.

 

1° coppia, piedi freddi o caldi

 «Freddo e calore rappresentano trasformazioni dello yin/yang.»

Jing Yue Quan Shu.

Questa coppia di fattori ci permette di stabilire se il disagio è o è stato originato da disturbi da freddo o da calore.

Si deve distinguere tra l’avere freddo e l’aver paura del freddo.

Febbre modica e assenza di sudorazione con paura del freddo sono penetrazione di vento/freddo. Febbre elevata con abbondante sudorazione indica aggressione da vento/calore.

Quando si sente, freddo c’è mancanza di qi, quando si teme il freddo c’è stata una penetrazione dell’energia cosmopatogena.

La febbre serale indica sempre un deficit di yin a vari gradi, la diagnosi è semplice, ma deve essere precisa perché sarà importante per la scelta terapeutica e per il riequilibrio.

Nella malattia da freddo/calore la persona manifesta avversione al fattore in causa: freddo, vento, calore… Migliora con il calore se è stata originata dal freddo, è il freddo a dare giovamento quando è d’origine calore.

In una malattia da freddo si sente molto freddo e si cercano posti caldi, si teme il freddo, il colore della cute è pallido con assenza di sudorazione, a volte i sintomi si accompagnano a diarrea e sensazione di freddo agli arti, il paziente non desidera bere e richiede bevande calde.

Importanti informazioni ci sono fornite dalle eliminazioni organiche, urine e feci principalmente.

Sono da attribuirsi ad attacchi da freddo interno urine abbondanti, chiare, limpide e inodori, feci poco formate, diarree, catarri e vomiti.

Il nostro organismo tende a stabilizzare la temperatura interna facendoci eliminare liquidi. Si eliminano liquidi predominantemente dagli orifizi posti in basso, urine e feci, yin, quando c’è freddo interno; si eliminano liquidi dagli orifizi esterni, pelle, sudorazione, yang, quando c’è calore interno.

A completare il quadro da attacco da freddo: rigidità, dolori diffusi specie articolari, scolo nasale liquido e incolore, cefalea che migliora con il calore.

Il polso, indipendentemente dalle sue altre caratteristiche, è lento e teso.

Il comportamento del paziente è tranquillo, statico, rallentato nei movimenti. Cause possibili di una sindrome da freddo possono essere l’ingestione continuata d’alimenti freddi o raffreddanti, verdure crude in inverno, bevande fredde, utilizzo continuo di pentole a pressione, forni a microonde, frequentazione di ristoranti self-service o fast food, dove i prodotti sono surgelati e precotti.

 

2° coppia, piedi ipersensibili o iposensibili

I piedi sono denunciati così sensibili che nessun paio di scarpe è sopportabile, di notte non sopportano nemmeno il peso delle lenzuola.

Anche questa situazione è associata erroneamente a problemi circolatori, ma già abbiamo escluso questa motivazione. L’ipersensibilità e l’iposensibilità non riguardano la circolazione del sangue ma il sistema dei nervi.

Un nervo ha un’origine, un percorso e una terminazione. Se sussiste una compressione, una sollecitazione importante, un trauma, all’inizio del percorso, durante o alla fine, si avranno manifestazioni di dolore, iposensibilità o parestesia.

– Una compressione tipica della radice nervosa è l’ernia del disco.

– Lungo il percorso, traumi o interventi chirurgici.

– Terminazioni nervose problemi di origine neurologica o compressiva locale.

Ricordo un signore che venne da me con orrende cicatrici sul volto.

Manager di un’importante multinazionale, era stato operato per un tumore alla mandibola. Gli fu asportata e ricostruita con un autotrapianto: gli tolsero un pezzo di perone dalla gamba sinistra e un pezzo di deltoide dalla spalla destra. Autentico personaggio di grande personalità, aveva affrontato la malattia e l’intervento con ammirabile coraggio e determinazione.

Si presentò nel mio studio perché uno dei postumi dell’intervento aveva determinato la totale assenza di percezione dell’alluce della gamba operata. Durante le sedute mi raccontava che a volte quando cambiava il tempo “sentiva il muscolo della spalla sul viso”. I miositi del deltoide trapiantato risentivano i mutamenti climatici. In quella circostanza un brivido percorse la mia schiena, e ora che quei ricordi stanno riaffiorando mi rendo conto quanto questo tipo di contatto mi abbia formato e stimolato nello studio della Riflessologia Zu.

L’alluce è il dito guida del piede, la perdita della sensibilità comporta difficoltà nella deambulazione, il piede inciampa anche dove non ci sono asperità del suolo. Il radar podalico dell’alluce compromesso, determina un’insufficiente retrazione del tendine estensore, il primo dito rimane passivo nella scarpa, la non elevazione del dito durante la marcia, anche se contenuto nella scarpa crea disagi di direzione e stabilità.

Il trattamento, oltre il massaggio di dispersione dei muscoli contratti gamba e piede e tonificazione degli ipotonici, si differenziò per l’utilizzo dello stilomass sulle aree di non sensibilità dell’alluce.

Quando un’informazione che parte dalla corteccia cerebrale non raggiunge la periferia, si ritiene necessario aggirare l’ostacolo.

Sollecitiamo la periferia per raggiungere il cervello attraverso altre strade. L’informazione che parte dalla corteccia agisce sui muscoli volontari superficiali, che attraverso le catene muscolari raggiungono la periferia.

Quando stimoliamo le terminazioni nervose periferiche, queste raggiungono l’ipotalamo, in questa maniera otteniamo decontrazioni involontarie di muscoli volontari involontariamente contratti.

A Levi Montalcini fu attribuito il Premio Nobel per la medicina insieme a Stanley Cohen nel 1986 per la scoperta dell’NGF. Il nerve growth factor (NGF) o fattore di crescita nervoso. La rivoluzione della scoperta consistette nel fatto che fino allora si consideravano irreversibili i danni neuronali. La Montalcini dimostrò che i neuroni danneggiati sono sostituiti nelle funzioni da altri neuroni, ancora una volta riappare il concetto di sgambettamento, o come in questo caso, di aggiramento di un ostacolo da parte del cervello. Il nerve growth factor (NGF) è una proteina segnale coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso dei vertebrati. Indirizza e regola la crescita degli assoni, tramite meccanismi di segnalazione cellulare, è inoltre prodotta nei momenti rigenerativi. È studiata ancora oggi per trovare la cura ad alcune delle più gravi malattie che colpiscono il sistema nervoso, come la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e la malattia di Alzheimer.

Grazie alla scoperta dell’NGF, sono stati individuati altri fattori di crescita oggi studiati per la cura dei tumori, in quanto è stato dimostrato che accrescono il tumore stesso. Con lo stilomass punzecchiamo le aree delle dita dei piedi e delle mani che denunciano ridotta sensibilità o parestesia.

La cosa sorprendente è che la reazione di sensibilità è inversamente proporzionale a quella percepita fisiologicamente. Tradotto in parole più semplici, la persona sente più dolore dove è meno presente la percezione tattile. Se il dito interessato è l’alluce perché ipoestesico, denuncerà un dolore sorprendentemente acuto. Percependolo ormai “normalmente” addormentato, sentire una puntura così acuta, è qualcosa d’inaspettato.

Con lo stilomass punzecchiamo in maniera indagante, cioè chiedendo dove è più sensibile e dove meno, insisteremo quindi, dove la reazione d’ipo sensibilità è inferiore finché non torni normale.

Nei casi opposti d’ipersensibilità, con maggior delicatezza insisteremo sui punti particolarmente dolorosi, finché il dolore non diminuisca, azione di dispersione.

Ciò che succede è che il nostro sistema nervoso cerca e trova via alternative per la trasmissione delle informazioni.

Stavo tenendo un corso fuori sede, nel piccolo hotel, dove risiedevo, la moglie del titolare mi chiese se era possibile fare qualcosa per il figlio che settimane addietro mentre lavava piatti e bicchieri, un bicchiere rotto gli procurò un’importante ferita nella parte interna del polso. In ospedale lo ricucirono, ma alcuni tendini rimasero irrimediabilmente compromessi.

Le prime tre dita avevano perso sensibilità e funzioni. Mi fece vedere che per allacciarsi le scarpe, di quella mano poteva utilizzare solo e il quarto e il quinto dito. Le prime tre dita parevano morte. Chiesi una biro con una punta più sottile possibile e iniziai a punzecchiare le dita amorfe.

Fin dai primi punzecchiamenti ritirò la mano, sorpreso per il dolore.

Non erano passati due minuti d’orologio che le dita della mano stavano recuperando le normali funzioni.

Chiesi:

«Quale funzioni ai più limitate?»

La risposta fu:

«Raccogliere monete sul tavolo.»

Ci provò con un risultato parziale, ancora due minuti di sollecitazioni e riuscì quasi normalmente a raccogliere le monete. La madre in lacrime avrebbe voluto gridare:

«Miracolo!»

Ma io la precedetti e le dissi:

«Se volete l’impossibile, lo facciamo subito, per i miracoli ci stiamo attrezzando.»

Nessun miracolo nemmeno questa volta, il sistema nervoso è come la rete di un pescatore, le informazioni passano attraverso i fili, i nodi sono semafori, incroci, punti di scambio, se l’informazione non può passare da una parte, passa da un’altra. Questa è la nostra capacità di auto guarigione, basta dargliene l’opportunità, evitando gli anti: antinfiammatori, antipiretici, antiemetici, antibiotici… Ovviamente questi non sono stati gli uni due casi, sono situazioni comuni. In quelli menzionati l’origine era organica, traumatica, le situazioni più frequenti sono di origini funzionali, quindi ancora più semplici da essere risolte.

La durata dell’efficacia della stimolazione? Soggettiva, dipende dalla cronicità, profondità, età del paziente, dalle poche ore, ai pochi giorni, definitivamente. Quando si ripresenta l’esigenza riprovarci non costa nulla, anche in questo caso, peggio che possa succedere non succede nulla.

La sollecitazione è più efficace quando è esercitata da un’altra persona. Punzecchiarci le dita delle mani o dei piedi è possibile, però il nostro cervello ci difende dal dolore che ci stiamo per procurare e limita gli effetti. L’auto trattamento comporta un riflesso oculo manuale.

L’informazione entra dall’occhio, raggiunge il cervello che la elabora, stabilisce le distanze, invia un messaggio alla mano per punzecchiarci, ma l’informazione è frenata perché il cervello la considera autolesionistica.

L’auto massaggio ha degli effetti molto limitati.

 

3° coppia, piedi e mani bianchi o rossi

Mentre nella coppia precedente la diagnosi e la terapia riguardano la clinica, è il paziente che ci racconta i sintomi, noi non li percepiamo, in questa coppia, com’è il colore che cambia, abbiamo una possibilità valutativa più oggettiva del paziente stesso. Questi sì che sono autentici sintomi di problemi circolatori. Circa 96.000 km di vasi sanguigni portano a ogni singola cellula del nostro corpo l’ossigeno e il nutrimento necessari al giusto sviluppo del nostro organismo. Se il meccanismo si guasta la circolazione sanguigna non funziona più correttamente, anche l’intero corpo ne risente.

Quando le mani e/o i piedi cambiano di colore, questi sono autentici sintomi di problemi circolatori sanguigni.

Per semplificare possiamo dire che se l’estremità diventano bianche, l’origine è arteriosa, non affluisce una sufficiente quantità di sangue ossigenato alla periferia, se diventano rosse con tendenza al blu, il problema è venoso, c’è stasi e il sangue venoso ha difficoltà a refluire verso il cuore.

In questi casi, la situazione può essere occasionale, acuta, cronica o recidiva. Sono sintomi legati a un’alterata reattività dell’apparato vascolare agli stimoli per lo più termici. S’inquadrano nel capitolo delle cosiddette “acrosindromi”, di cui fanno parte la malattia di Raynaud e la sua manifestazione clinica, comune anche ad altre affezioni, rappresentata dal “fenomeno di Raynaud”. Sono affezioni che tendono a regredire spontaneamente nell’età adulta. Nella malattia di Raynaud i pazienti che presentano quest’ipersensibilità, tipicamente soffrono del contatto con tutto ciò che è freddo: le loro dita diventano prima bianche per ischemia, con un senso d’intorpidimento piuttosto che con dolore, quindi bluastre per cianosi e infine rosse per eritema.

I meccanismi che producono le tre fasi del fenomeno di Raynaud sono:

– Prima fase, ischemica, è l’espressione del completo arresto della circolazione sanguigna nel sistema dei micro vasi. Il fenomeno è dovuto a sostanze vasoattive locali, con un coinvolgimento anche delle vie di deflusso, rappresentate dalle venule.

 – Seconda fase, cianotica, segue l’inizio del ritorno del flusso ematico nel sistema dei microvasi. A causa della precedente ischemia, i microvasi sono in stato di vasodilatazione, che può anche essere massimale. La dilatazione è dovuta alla diminuzione del tono miocellulare; all’azione vasodilatante della CO2, accumulatasi e non rimossa.

 -Terza fase, eritematosa, dipende dal successivo cambiamento del rapporto tra flusso ematico e capacità microvasale, accade quando il flusso è particolarmente abbondante e il sistema microvasale è ancora enormemente dilatato.

Situazioni occasionali in cui le dita e le mani diventano bianche e la pelle delle dita si raggrinzisce, sono quando siamo in acqua più del dovuto, al mare o in piscina. Il caldo è veloce e leggero e tende sempre a spostarsi verso il freddo. Quando siamo immersi in acqua a una temperatura inferiore ai 37°, la temperatura corporea si sposta verso l’acqua, il nostro organismo inizia a raffreddarsi, quando si sente in pericolo, smette di cedere calore all’acqua e inizia a tesaurizzarlo negli organi zang, pieni.

Questo richiamo di calore per la sopravvivenza si sposta dalla periferia e dalla superficie del nostro corpo verso la profondità.

Le arteriole periferiche si contraggono per svuotarsi e permettere la centripetazione del sangue. Sono più di trent’anni che massaggio piedi e mani quotidianamente, posso assicurarvi che ne ho visti di tutti i colori come si dice, per rimanere nei termini. Con le nostre mani e i nostri massaggi possiamo risolvere casi anche assai gravi, in molte occasioni mi è capitato di poter agire e risolverli in maniera definitiva. In particolar modo mi riferisco a quelle persone che si erano rivolte a me perché gli avevano ventilato, proposto o minacciato, l’eventualità dell’amputazione di dita dei piedi, piedi o gambe. Giovani e meno giovani, vivi o morti che siano ora, sicuramente non sono stati amputati.

La funzione più importante della circolazione del sangue è quella di portare ossigeno ai tessuti e ai distretti periferici, i massaggi mirati all’ottenimento di questo risultato sono un ausilio terapeutico di primaria importanza.

Mi è capitato di aver massaggiato persone con gravi problemi circolatori, piedi e gambe blu con ulcere varicose, buchi purulenti fino all’osso e maleodoranti, la lista è veramente lunga e o qualche difficoltà a scegliere i casi. Ora ripensare a tutte le persone che ho aiutato, mi fa sentire vivo più che mai. Non ho vissuto inutilmente, ho lasciato tracce.

Quando lavoravo in ospedale, negli anni settanta, ormai seconda metà del secolo scorso, le ulcere si pulivano, ci si mettevano sopra creme e venivano fasciate. Non ho mai visto guarire ulcere croniche, i pazienti morivano prima. E’ passato tanto tempo da allora, spero la situazione sia migliorata. Come affronto piaghe ulcerose? La ferita va lavata con semplice sapone di Marsiglia o altri prodotti più moderni. Una volta lavata e asciugata tamponandola, vi spruzzo sopra un’abbondante quantità di acqua ossigenata, molti batteri sono anaerobi, la condizione base per la loro sopravvivenza è l’assenza assoluta di ossigeno, quindi inondandoli di H2O2, acqua ossigenata, con una maggiore quantità di ossigeno si riesce a eliminarli, l’acqua spruzzata con intensità riesce a penetrare più di un semplice scorrimento. Massaggio l’area circostante con atteggiamento pressorio, ritmico e pulsante. Le dita delle mani, come un balletto, attorno alla ferita pulita in precedenza, si muovono in tutte le direzioni.

Il consiglio che do al paziente è di tenerle scoperte e pulite, possibilmente al sole, sul balcone, in giardino. Con due, tre, massaggi settimanali, i risultati saranno evidenti di massaggio in massaggio. I tessuti necrotici si scolleranno per l’aumentata vascolarizzazione sottostante e saranno eliminati. La pelle circostante diviene rosata e luminosa.

La guarigione, come si dice in questi casi, avviene per seconda intenzione. Queste ferite sono tipiche dei diabetici.

Da un punto di vista diagnostico lo scurirsi dell’area mediale paramalleolare corrisponde a forme di stasi sanguigna nell’addome.

Massaggiare quest’area aiuta a risolvere entrambi i problemi.

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