Morton, dolore neuritico avanpiede

I sintomi sono dolori e bruciori, anche violenti, sotto la pianta nella porzione anteriore del piede, tali da costringere il malcapitato a togliersi la scarpa ovunque si trovi. Nei casi più seri si ha l'impressione di avvertire una scossa. Con il tempo il dolore diventa costante, soprattutto quando si cammina. Si sta in piedi per molto tempo. S’indossano scarpe strette o tacchi alti.
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Metatarsalgia di Morton, Neurinoma di Morton, Sindrome di Morton, Nevralgia di Morton

Ebbene si, stiamo parlando sempre della stessa cosa. La parola Morton però a noi italiani ci fa mettere le mani in aree considerate superstiziosamente anti-sfiga. In realtà Thomas G. Morton (1835-1903), fu il medico americano che per primo descrisse questa sindrome dolorosa del piede nel 1876 a Philadelphia.  Anche se esistono documenti dove era già stata descritta, in Italia e in Inghilterra nel secolo precedente

Cos’è il morbo di Morton

Sintomatologia che rientra fra quelle indicate come tumori benigni. È un tipo di fibrosi perinervosa, determinata da un’irritazione cronica di uno dei nervi interdigitali dei piedi. Solitamente quello passante tra il terzo e il quarto dito. Si riscontra anche tra il secondo e il terzo, provocato da uno stimolo irritativo cronico di natura meccanica. Generato dall’aumento del volume della guaina. Con il passare del tempo il tessuto cicatriziale fibroso attorno al nervo può raggiungere notevoli dimensioni. Il nervo, prima della biforcazione alla radice delle dita, quando ispessito genera la sindrome dolorosa. Possiamo fare un parallelo in rapporto al polso/mano quando si parla d’incarceramento del nervo del tunnel carpale.

Sintomatologia

I sintomi sono evidenti. Il dolore nevralgico è molto forte. Si sentono talvolta scosse elettriche e bruciori e l’impellenza di togliere le scarpe. Camminando il dolore è amplificato, ma si percepisce anche a riposo. Generalmente si parla di sindrome o di morbo quando una patologia è di origine sconosciuta. L’individuazione diagnostica certa non sempre è facile. Mediamente la diagnosi arriva dopo circa cinque anni dai primi sintomi. Nel frattempo il paziente ha già percorso una lunga via crucis, tra plantari, anti infiammatori e infiltrazioni. Un infermiere professionale, che lavorava come ferrista in sala operatoria. Allievo della Scuola Superiore Riflessologia Zu. Durante una lezione a proposito di quest’argomento confermò che era prassi comune in ospedale, aprire un piede, non riscontrare anomalie chirurgicamente rilevabili e richiuderlo.

Caso sorprendente

Caso contrario, veniva nel mio studio una giovane docente universitaria dalla provincia di Reggio Emilia che insegnava a Bolzano. I dolori al piede erano divenuti insostenibili. L’handicap era sempre più grave, non poteva più camminare normalmente. Le normali funzioni deambulative erano estremamene limitate. Già aveva percorso tutta la trafila degli esami del caso, radiografia, TAC, ecografia, elettromiografia, farmaci. Quando doveva andare a Bolzano da Reggio Emilia faceva una deviazione per Milano. Abbiamo lo studio in prossimità della Stazione Centrale, riceveva un massaggio e proseguiva. L’effetto benefico del massaggio durava dai sette ai dieci giorni, poi tornava a tormentarla. Dopo alcune benefiche sedute che non erano state sufficienti a stabilizzare il risultato, acconsentì per l’intervento chirurgico esplorativo che le avevano proposto.

Asportazione struttura fibrotizzata

Nessun esame radiologico aveva accertato le origini del problema. Risultato, le asportarono una struttura fibrotizzata poco più grande di una mandorla, schiacciata e allungata che non era stata visibile con nessun esame. Le cause primarie del neuroma di Morton sono tuttora sconosciute. Sono accertati alcuni fattori scatenanti che possono favorire e accentuare il disturbo che devono essere esclusi per una diagnosi corretta, tra i principali:

  • uso di calzature non adeguate,
  • scarpe con tacchi a spillo o con le punte eccessivamente strette,
  • scompensi posturali,
  • disturbi a livello neurologico,
  • alluce valgo,
  • piede cavo,
  • alterazioni morfologiche del piede,
  • lassità dei legamenti,
  • artrite reumatoide,
  • microtraumi leggeri e ripetuti, tipo allenamenti su superfici dure.

Sintomatologia

I sintomi sono dolori e bruciori, anche violenti, sotto la pianta nella porzione anteriore del piede, tali da costringere il malcapitato a togliersi la scarpa ovunque si trovi. Nei casi più seri si ha l’impressione di avvertire una scossa. Con il tempo il dolore diventa costante, soprattutto quando si cammina. Si sta in piedi per molto tempo. S’indossano scarpe strette o tacchi alti. Quando si praticano attività sportive che sollecitano la compressione del nervo interdigitale. Per esclusione si può consigliare una radiografia per visualizzare la struttura del piede o un esame baropodometrico computerizzato. Misurare il carico su ciascun punto di appoggio del piede. Importante è la storia clinica del paziente. I sintomi e il loro protrarsi nel tempo sono indicativi di un disturbo piuttosto che di un altro.

Consigliata l’ecografia

Esclusi problemi di altra natura, l’esame più idoneo alla diagnosi del neuroma di Morton resta l’ecografia dinamica per compressione manuale delle ossa alla base delle dita, le teste metatarsali. Questa tecnica ecografica negli anni si è dimostrata come la più affidabile, grazie anche al miglioramento tecnologico delle attrezzature usate. L’ecografia è considerata un’indagine di primo livello e può essere talvolta completata da una risonanza magnetica nucleare.

Terapia

Negli stadi iniziali la terapia può essere efficacemente risolutiva con specifici massaggi mirati all’ottenimento della permeabilizzazione della struttura che si sta fibrotizzando e all’ottimizzazione della ridistribuzione del peso corporeo sui piedi. Più la situazione è cronica tanto meno sono le probabilità di risolvere il problema. In qualunque caso portare l’attenzione alla struttura, consideriamo il problema principalmente organico, quindi è ridotta l’origine energetica e riflessa.

Casi cronici

Nei casi più gravi e cronici diventa opportuno informare il paziente che la chirurgia resta l’unica soluzione definitiva. L’intervento può avvenire secondo una tecnica endoscopica decompressiva o chirurgica (neurectomia), entrambe in anestesia locale. Molto dipende dalle dimensioni del neuroma di Morton e dal tempo trascorso tra la comparsa dei primi sintomi e la diagnosi. È preferibile intervenire con endoscopia decompressiva ai primi stadi della malattia.

Endoscopia

Attraverso due minuscoli fori praticati sul dorso e sulla pianta del piede, si penetra con sottili strumenti chirurgici nei tessuti interessati per liberare il nervo infiammato dal tessuto cicatriziale che lo circonda. Responsabile delle pressioni, delle frizioni e del dolore. Con il nervo libero il neuroma dapprima si sfiamma e si riduce di volume, fino a scomparire. L’operazione dura 20-30 minuti in day hospital. Non comporta alcun dolore post operatorio e permette di tornare subito a camminare.

Neurectomia

Quando il neuroma raggiunge dimensioni importanti, oltre i dieci millimetri, è consigliabile procedere con la neurectomia. Praticata un’incisione, sul dorso o sulla pianta del piede, si raggiunge e si asporta con il bisturi il nervo interdigitale. L’operazione non provoca alcun problema al movimento delle dita, perché il nervo interessato ha caratteristiche solo di tipo sensitivo. L’unico effetto è che le due dita fra le quali passava il nervo perdono parzialmente la sensibilità cutanea. Generalmente è richiesta una notte di degenza in ospedale. Il decorso post operatorio dura circa tre settimane, durante le quali s’indossano calzature molto comode ed è concesso il normale appoggio di tutta la pianta del piede. Il ritorno alla normalità avviene dopo circa un mese. Le complicazioni sono rare, le recidive però non sono infrequenti.

Come alternativa all’intervento chirurgico vi può essere una procedura di radiologia interventistica chiamata sclero-alcolizzazione. Dietro guida ecografica, viene inserito un ago nello spazio interessato del metatarso, e da lì si inietta una miscela costituita da anestetico e alcool. Questa procedura è sostanzialmente una neurolisi di tipo chimico; l’alcool induce a disidratazione, necrosi e precipitazione cellulare.

 

 

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