Piedi, scarpe, feticisti, Cenerentola e dintorni…

Piedi, scarpe, feticisti, Cenerentola e dintorni…

Nei ”Tre saggi sulla teoria della sessualità”, Freud usò il termine feticismo per descrivere una
forma di parafilia dove la meta del desiderio è un oggetto inanimato, scarpe o indumenti intimi
o una parte specifica del corpo di una persona.
Vi faccio una domanda: «Perché i feticisti “adorano” le scarpe delle donne?»
La prima risposta plausibile potrebbe essere: «Non lo so!»
Se vi chiedo:
«Di che colore sono le scarpe di donna che i feticisti adorano accarezzare e baciare?»
Qui la risposta si fa più immediata e quasi naturale.
«Rosse!»
«Che tipo di rosso? »
«Rosso vivo, di vernice!»
«Accollate o scollate?»
«Scollate ovviamente!»
«Come dev’essere il tacco?»
«Alto, a spillo!»
Senza essere feticisti, senza aver mai incontrato un feticista, state rispondendo correttamente,
quindi non vi vergognate, certe risposte le abbiamo dentro da sempre.
Con queste scarpe rosse vernice, con il tacco alto a spillo, oltre che carezzarle e baciarle cosa
ci fanno? In qualche film forse lo avete visto fare o lo avete fatto, anche se solo per gioco.
Non volete rispondere? Volete far finta di non sapere per poi dire:
«Già, è vero!»
Va bene, ve lo dico, così vi tolgo dall’imbarazzo della risposta.
«Ci bevono. Cosa? Non certo un amaro tanto di moda, una grappa alpina o un macho whisky,
la risposta è: “Lo charmant champagne!”
Per Freud le scarpette rappresentano un simbolo dei genitali femminili.
Nella Riflessologia Zu il calcagno è la proiezione riflessa del bacino e degli organi in esso
contenuti, di primaria importanza gli organi deputati alla sessualità e alla riproduzione.
La parte posteriore della scarpa, ospita il calcagno/bacino, il tacco di conseguenza simbolicamente si associa alla clitoride, la preziosità dello champagne, al liquido vaginale.
Non voglio parlarvi dei differenti tipi di tacchi perché l’argomento mi porterebbe troppo lontano, vi anticipo solo che la forma della gamba prende la forma del tacco con tutte le conseguenze posturali e deambulative.
Da qui inizia il parallelismo simbolico con la fiaba di Cenerentola.

cenerentola pulisceVi ricordate sicuramente di Cenerentola, è la storia di una bellissima giovane che, alle seconde nozze del padre, è privata del ruolo che le spetta nella famiglia e costretta a una vita di schiavitù domestica dalla crudele matrigna e dalle sorellastre, che la odiano al punto di chiamarla solo col nomignolo “Cenerentola”, dalla cenere di cui la ragazza si sporca pulendo il camino.
«Cenerentola, cosa perse durante il ballo?»
«Una scarpetta… »
Sarebbe stato più plausibile se avesse perso il ventaglio, la borsetta, una spilla… Bah!
«Di cos’erano fatte le scarpette?»
«Di cristallo!»
Va bene che è una fiaba, ma come si fa a ballare con un paio di scarpe di cristallo?

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La versione che conosciamo è quella di Charles Perrault, autore appartenente all’alta borghesia parigina,
che arrivò a diventare direttore dell’Académie Française. I suoi “Racconti di Mamma l’Oca” (1697), originariamente concepiti come intrattenimento di corte e pubblicati in nome del figlio diciassettenne, ebbero un immediato successo e inaugurarono un nuovo genere letterario: la fiaba.
A parte Cenerentola, tra le sue versioni più famose dei racconti classici c’è “La bella addormentata nel bosco”, “Cappuccetto Rosso”, “Barbablù ” e “Il gatto con gli stivali”, ma Cenerentola è una storia antica e universale.
La Cenerentola cinese per esempio si chiama Yeh-Shen e risale al IX secolo, ce ne sono più di trecento versioni prima di quella di Perrault. Le scarpe di Yeh-Shen erano di fili d’oro e le suole d’oro massiccio. Le scarpette di Rashie-Coach, la Cenerentola scozzese erano di paglia…
Nessuna delle versioni più antiche fa cenno a scarpette di cristallo.
Nel racconto francese medievale, quello adattato da Perrault, sono descritte come pantoufles de vair: pantofoline in pelliccia di scoiattolo. Secondo una fonte, l’errore vair-verre; vair (scoiattolo) e verre (cristallo), si sarebbe verificato prima di Perrault, il quale non avrebbe fatto che ripeterlo. In francese le due parole vair e verre si pronunciano alla stessa maniera, ma ovviamente hanno significati diversi. La traduzione interpretazione di verre «cristallo», probabilmente è passata e si è affermata considerando il significato simbolico di trasparenza, leggerezza e fragilità. L’Oxford English Dictionary afferma che vair, usato sia in inglese sia in francese almeno fin dal trecento, deriva dal latino varius, «variopinto» e si riferisce alla pelliccia di una specie di scoiattolo «molto usata per fare orli, guarnizioni e guanti». La maniera di dire :
“Queste scarpe mi calzano come un guanto”, si riferiscono appunto alla leggerezza della pelliccetta lavorata dello scoiattolo.

Cenerentola ballo«Al ballo Cenerentola chi incontrò?»
«Il Principe!»
Il Principe incarna il principio maschile, l’altra metà del mondo emozionale. La pelliccetta con la quale erano fatte le sue scarpette, rappresentano simbolicamente il vello pubico.
Cenerentola aveva incontrato l’altra metà.
Aver perso la scarpetta corrisponde quindi alla perdita della verginità.Da signorina era diventata una donna che aveva conosciuto l’amore.

bacio

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