Sogni messaggi Reflessologia Plantare Zu

Sogni, li associamo associati alle emozioni dei Wu Xin, Cinque Movimenti. I sogni rappresentano l'inconscio e ci avvertono quali siano le nostre esigenze. I sogni devono essere interpretati.
Sognare edifici

Sogni ricorrenti

Reflessologia Plantare Zu Sogni. Sognavo di essere inseguito dagli uomini dei servizi segreti latinoamericani, dalla polizia, dai carabinieri… Quei sogni stavano diventando ossessivi. Negli anni precedenti avevo fatto politica attiva come antimilitarista nonviolento. Stampavo volantini, manifesti, organizzavo conferenze sulla nonviolenza. Facevo mostre con i miei disegni a tema, sono stato turbolento e passionale, ma sempre nonviolento.

Sogni irriverenti

Reflessologia Plantare Zu Sogni. CELLULA NONVIOLENTA SULMONA, questa scritta appariva frequentemente sui manifesti e organizzazione di eventi della mia città. La cellula ero io e solo io, una cellula appunto. Agli inizi i sogni erano sogni, non incubi. Spernacchiavo gli inseguitori, mi facevo beffe di loro, li seminavo con facilità. Le ambientazioni di quei sogni notturni erano delle più varie, barrios latini, gasba tunisina, quartieri della mia città.

Sogni. Mi sembrava di andare al cinema tutte le notti

Reflessologia Plantare Zu Sogni. Poi la situazione iniziò ad aggravarsi. Nei miei sogni coloro che m’inseguivano diventavano sempre più minacciosi. Sempre più vicini, le situazioni sempre più angoscianti. In uno degli ultimi sogni mi ritrovai impantanato fino alla metà delle cosce. In mezzo a sabbie mobili che m’impedivano di andare avanti e nel sogno gridavo: «Impantanato! Impantanato!»

Che angoscia! Una delle ultime notti, forse l’ultima, la peggiore delle altre, sognai che mi avevano catturato. Ero prigioniero in una cella di tortura. Spoglia, tipica delle prigioni cilene di Pinochet.

Sogno di essere preso

Reflessologia Plantare Zu Sogni. Ero legato con le mani dietro la schiena a una sedia di ferro. Anche se urlavo, non riuscivo a sentire nemmeno la mia voce. Uno stereo a tutto volume per mascherare le urla dei torturati era acceso per quella funzione.

Nel sogno una telecamera dall’alto inquadrava me e il mio aguzzino di spalle. Quando la telecamera si spostò, inquadrò il mio torturatore… ed ero io! Scena da incubo, sceneggiatura da Dario Argento. Ero il torturatore e il torturato.

Dopo quasi dieci anni d’ospedale, con esperienze estreme alle spalle, formative e faticose, lasciai l’attività ospedaliera

Reflessologia Plantare Zu Sogni. Mi licenziai perché non ce la facevo più. La mia testa era più fuori l’ospedale che dentro. Odiavo dover lavorare di notte. Ai turni notturni non mi ero mai abituato. Il corpo cerca di adattarsi, ma i turni non sono fisiologici.

Quando tornavo a casa, stanco, dopo otto ore di lavoro. Più una ora di mezzi pubblici per andare e una ora per tornare. Dovevo farmi aiutare per togliermi la maglia, le spalle e la schiena le percepivo un pezzo di legno.

Esperienze estreme

Tra l’attività svolta in ospedale in Abruzzo. L’esperienza di quasi due anni in Amazzonia. L’Istituto dei Tumori di Milano, dopo quasi dieci anni d’ospedale mi licenziai. Chiuso il capitolo ospedale, smisi di fare quei sogni terribili. Ma il mio cervello non aveva mai smesso di pensare al perché di quei sogni. Un giorno si accese una lampadina nel mio cervello, eureka! Avevo trovato! Finalmente la simbologia di quei sogni si era chiarita.

Ogni mattina ero il torturatore e il torturato

Reflessologia Plantare Zu Sogni. Quando facevo il turno di mattina, come infermiere anziano, con più esperienza, ero deputato a prelevare il sangue ai bambini e mettergli le fleboclisi. Farsi infilzare un ago in un braccio non è un’esperienza gradevole per un adulto. Immaginarsi per un bambino, e non una tantum, ma tutte le mattine. Ogni giorno m’imploravano di non fargli male, di utilizzare un ago piccolo, di aspettare perché non erano psicologicamente pronti.

Il dolore di questi bambini faceva si che crescessero molto più in fretta dei loro coetanei. Affrontavano il dolore e la morte come piccoli adulti. Un Reflessologo Zu sicuramente non è un tuttologo, ma l’esperienza taoista sicuramente ci permette una visione a trecentosessanta gradi. Mæssaggiando  le persone attraverso i piedi, abbiamo più opportunità di interagire con il paziente rispetto a un anestesista o un dentista.

Cosa ha sognato?

Quando un paziente mi dice di aver sognato qualcosa. Di non aver dormito bene e si è svegliato con una particolare sensazione, lo invito a riprendere in considerazione l’evento. La lettura taoista ci induce a fare una prima selezione definendo un evento, un accaduto o una selezione attraverso il filtro yin/yang.

  • Inquadriamo il fatto come yin o yang?
  • Con la risposta abbiamo già incluso ed escluso il cinquanta per cento delle possibilità.
  • Passo successivo, in quale dei Cinque Movimenti è inscrivibile la situazione?
  • Quale strato corporeo è interessato?
  • Coinvolge un organo zang o fu?
  • L’organo sta vivendo una situazione di pieno o di vuoto?
  • Possiamo continuare lungamente, fino a raggiungere quello che riterremo essere l’unicum.

Da quel momento in poi, la polarità si è già invertita. La terapia è già iniziata. Il paziente che si sente compreso intimamente già ha iniziato a guarire. Se il paziente non ricorda cosa ha sognato, allora chiedo con quale sensazione si è svegliato: arrabbiato, gioioso, meditativo, melanconico, angosciato. Sto inquadrando all’interno dei Cinque Movimenti l’elaborato notturno del paziente:

  • legno                       rabbia
  • fuoco                        gioia
  • terra                         riflessione
  • metallo                    melanconia
  • acqua                       paura

Riprendendo questi discorsi il cammino pare già segnato. I sogni sono il linguaggio dell’inconscio, è importante prenderli in considerazione.

Sogni linguaggio simbolico

Reflessologia Plantare Zu Sogni. Attraverso il linguaggio simbolico ci stanno comunicando esigenze alle quali dobbiamo dare risposte. Sostenere la loro emersione accelera il processo di guarigione. Essere Reflessologi Zu significa avere una marcia in più rispetto ad altri terapisti. Ne diamo, ne prendiamo, mettiamo in movimento a trecentosessanta gradi.

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