Riflessologia Plantare per risolvere problemi di stitichezza

Chi pensa di essere stitico perché va in bagno una volta al giorno, chi ci va ogni tre giorni, chi una volta la settimana. Chi ha la stitichezza e non lo sa, chi non ce l’ha e pensa di averla. Da questo punto di vista il mondo è variegato, la pubblicità in televisione sembra che abbia diviso il pubblico in due grandi gruppi, quelli che spendono per lassativi in polvere, compresse, sciroppi, supposte, clisteri e coloro che inseguono chilometri di rotoli di morbidissima carta igienica.

Le motivazioni come per la gran parte dei problemi possono essere di origine organica, psicosomatica o energetica. Queste elementi li ritroviamo ovunque, ciò che cambia è la predominanza di ognuno rispetto all’altro. Nei casi di stipsi l’apparato gastrointestinale è quello principalmente coinvolto, inizia dallo stomaco, prosegue con l’intestino tenue, termina nel colon, retto.

La funzione primaria dello stomaco è trasformare il cibo, frazionandolo in molecole più piccole per facilitarne il transito, l’assorbimento e la digestione. Questa massa informe passa dallo stomaco al duodeno, autentica fucina di metabolizzazione. I primi dieci, dodici centimetri d’intestino tenue, corrispondono al duodeno, vi si riversano i succhi pancreatici e biliari oltre i gastrici.

Anatomicamente, il duodeno per la sua forma appartiene all’intestino tenue, da un punto di vista fisiologico, per le sue funzioni, è più assimilabile allo stomaco, per cui in MTC consideriamo e coloriamo lo stomaco e il duodeno giallo, l’intestino tenue rosso, il colon bianco.

Le molecole alimentari elaborate nello stomaco diventano chimo prima di passare nell’intestino tenue attraverso la valvola pilorica che introduce al duodeno. Il chimo prodotto della digestione degli alimenti è composto dai succhi gastrici e dagli alimenti da questi modificati, si presenta come sostanza lattiginosa, ricca d’acqua. Questa massa informe si trasforma come un omogenizzato è passa dalla condizione di chimo in chilo, raccolto da i vasi chiliferi nell’intestino tenue. Il chilo prodotto dal chimo, generato nello stomaco, subisce l’azione combinata del succo pancreatico, del succo intestinale e della bile, che neutralizzano la sua acidità trasformandolo in chimo basico. La caratteristica del chilo è che contiene in soluzione piccole molecole predisposte ad attraversare la parete intestinale.

Quando questa massa riduce la sua umidità, tende a seccarsi e appare la costipazione. Se a causa di un’alimentazione non corretta, lo stomaco non può assolvere le sue funzioni, l’intestino tenue e in seguito il colon, faranno fatica a far transitare ciò che rimane del digerito e assorbito.

Mangiamo tutti i giorni, tre, quattro volte, ciò che ingeriamo può essere medicina o veleno secondo la qualità, la quantità e la continuità.

Quando si parla di processi infiammatori, concetto fuoco, l’innalzamento della temperatura riduce la quantità d’acqua, in qualunque parte del corpo ciò avvenga. Pirosi gastrica, fuoco intestinale, colite, infiammazione del colon, determina il seccarsi di questa massa che diventa costipazione.

All’inizio del percorso il bolo alimentare è ricco di sostanze nutritive, percorrendo i sei, sette metri dell’intestino tenue, sono riassorbite e riversate direttamente nel sangue, ecco la relazione con il colore rosso.

Con il tenue degli animali, una volta si facevano le salsicce e i fili per le suture interne per gli interventi chirurgici. Superata la valvola ileocecale, si entra nel colon, del bolo alimentare originario, rimane solo una massa di scorie e fibre ancora molto acquose, altrimenti non sarebbe potuta transitare tra le volute dell’intestino tenue, la funzione del colon è di riassorbire i liquidi di questa massa.

A differenza dell’intestino tenue che appare come un tubo liscio, il colon è costituito da cripte. Le manifestazioni di stipsi possono essere determinate da alterazioni, funzionali o organiche, dello stomaco, dell’intestino tenue o del colon. La clinica, l’interrogatorio, la lettura morfologica del piede ci aiuta a comprendere dove il disagio ha inizio. Se si mangia in maniera disordinata: di corsa, senza masticare, abbondantemente, combinazioni alimentari non ottimali, consumo di alcol lontano dai pasti, non c’è massaggio che tenga, reiki, pranoterapia, omeopatia o tutte le coccole che potrete procurarvi, non risolverete il problema.

Lo stomaco è il primo organo a soffrire di questi disagi.

Dispepsie gastriche, gastriti, ulcere gastriche possono essere il primo problema, con effetto domino, l’intestino tenue e il colon faranno fatica ad assorbire, far transitare ed eliminare il dovuto. La produzione di aria nello stomaco è determinata dalla stenosi pilorica, la valvola non si apre per far defluire il chimo nel duodeno, lo stomaco diventa una betoniera che continua a rimescolare il contenuto, la fermentazione fa aumentare la temperatura, con conseguente liberazione di gas. Non potendo defluire verso il basso, i gas acidi prodotti nello stomaco attraverso il cardias, risalgono l’esofago producendo il così detto reflusso acido, accompagnato da eruttazioni, possibilità di ernia iatale o varici esofagee.

Escludendo cause organiche sono da prendere in considerazione quelle psicosomatiche.

«Non mangio disordinatamente, non fumo, non bevo, perché soffro di mal di stomaco?»

Probabilmente si vive una situazione che non si riesce a digerire.

«Quello che mangio mi rimane sullo stomaco!»

I gonfiori addominali possono essere di differente origine, possono essere presenti nello stomaco, nell’intestino tenue o nel colon, organi fu, vuoti, di transito. Differenziare l’origine della manifestazione ci porta verso la differenziazione diagnostica della produzione di aria, ci avvicina alla soluzione del problema avendo l’opportunità di orientare la terapia.

Durante le mie lezioni un po’ per rilassare la tensione e la fatica dell’apprendimento, un po’ per scardinare l’atteggiamento serioso di alcuni allievi, tesi a non perdere una sola parola di quanto ascoltato, lascio fluire delle frasi, che tra il serio e il faceto, suscitano ilarità o disappunto, secondo la rigidità degli aspiranti reflessologi. In queste circostanze mi diverto a esporre la “semeiotica della scoreggia” o “semeiotica petale”.

Dubito che troverete informazioni a riguardo sull’argomento altrove, quando ce ne scappa una in compagnia, guardiamo sempre altrove alla ricerca del colpevole.

Famoso invece è il verso dantesco che indica come il diavolo Barbariccia si appresti a dare il segno dell’avanti marsch ai diavoli:

«Ed elli avea del cul fatto trombetta.» (Inferno XXI, v. 139).

Quando i blocchi intestinali erano più comuni per parassitosi, tubercolosi, scarsa alimentazione, la frase:

«Tromba de cul sanidad de corpore!»

Stava a indicare che non c’era un blocco intestinale in corso.

Qualora il processo fermentativo dovesse prodursi nell’intestino tenue, la prima manifestazione è di avere l’addome duro e teso. L’addome si gonfia in maniera fastidiosa a tal punto da impedire al diaframma di abbassarsi e permettere ai polmoni di espandersi e riempirsi d’aria.

La tensione dei muscoli dell’addome può essere causa anche di mal di schiena. Se il problema diviene cronico altre manifestazioni possibili possono essere gonfiori delle gambe e varicosità, la pienezza addominale crea compressione a livello inguinale impedendo il reflusso linfatico ed ematico.

Il tenue è situato tra due valvole: il piloro in alto che mette in comunicazione con lo stomaco, la valvola ileocecale con il colon. Ciò impedisce all’aria prodotta di essere espulsa facilmente. Però da qualche parte deve pur uscire, altrimenti ci gonfieremmo come mongolfiere.

L’aria è espulsa dal basso, via fisiologica, con le manifestazioni che conosciamo. Situazione simile è per la fermentazione nel colon, produzione di gas, eliminazione dal retto, una sola valvola a chiudere, all’inizio.

Le manifestazioni di gonfiore sono simili ma ecco che ci viene incontro la “semeiotica del peto”. Ai pazienti, spiego la differenza tra intestino e colon, parlo con loro come se fossero allievi, cerco di renderli consapevoli dei loro disagi, affinché si assumano le responsabilità del caso.

Per esempio chiedo loro:

«Qual è una tipica qualità del fuoco nel camino?»

Le risposte sono delle più varie, ovvie e divertenti. Come non devono essere sottoposti a esami da reflessologi, li aiuto a raggiungere la risposta esatta. Li sostengo a mettere in relazione intestino tenue, movimento fuoco, rosso, sangue, estate, sapore amaro e così via. Finalmente, si giunge all’attesa conclusione, che naturalmente genera ilarità, ma anche identificazione:

il fuoco nel camino è scoppiettante, proprio come i loro peti.

Tutti scoreggiamo senza dirlo a nessuno, e quando siamo soli, che gran piacere dà liberare un peto rumoroso, la pancia ringrazia e comincia a sgonfiarsi. Normalmente l’aria prodotta nell’intestino tenue non è maleodorante, a volte si sente un po’ odore di bruciato, odore tipico del Movimento Fuoco. Prodotta rumorosamente per la forma tipica delle volute intestinali, l’aria si produce a tratti alternati, in alcuni casi di acutezza della situazione, l’odore è assimilabile alla polvere da sparo, ma non è pericoloso, in questi casi scherzo e consiglio comunque di evitare la vicinanza di fiamme libere, è sempre un gas. Aria che si produce nel colon, questa sì che è tutta un’altra aria. Ricordo una elegante signora, pensionata ottantenne, che quando veniva a sottoporsi alle sedute di riflessologia, si rilassava così tanto, che dopo pochi minuti si addormentava e cominciava a russare.

Quel giorno dei primi di settembre, me lo ricordo bene perché faceva caldo e avevo la finestra aperta alle mie spalle, per fortuna, non solo si addormentò come le precedenti sedute, ma al russare aggiunse un fischietto, segno che era ben più stanca delle sedute precedenti. Il massaggio le fece così bene, che si rilassò così profondamente, da lasciare andare un peto così pestilenziale e silenzioso, che ringraziai il cielo di avere la finestra aperta.

“Semeiotica del peto”, silenziosa, sibilante, assimilabile al concetto di qi, soffio, in questo caso soffio vitale per lei, nel vero senso della parola, i cinesi di Milano direbbero:

«El qi del cul!»

Nei dialetti del sud queste due forme di eliminazione di aria sono onomatopeicamente differenziate in “curè” e “loffa”.

Movimento Metallo, polmoni/colon, l’odore in questo caso è un’autentica puzza di formaggio fermentato. Il ricordare questo fatto accadutomi, ma chissà anche a quanti di voi, mi ha fatto tornare alla mente un esempio simile, che ci fece il professore, primario di medicina interna, durante una lezione. Da allora sono passati più di quarant’anni, (sigh!), il professore era prossimo alla pensione e raccontò questo evento riferito dal suo professore di medicina interna, anche lui prossimo alla pensione durante una lezione all’università. Raccontò del suo professore quando era ancora giovane medico, quindi il fatto risale non al secolo scorso, ma plausibilmente al secolo ancora anteriore, fine ottocento.

Giovane dottore andò a visitare un paziente in campagna, mentre salivano le scale di legno della casa rurale, il contadino che lo precedeva lascio sibilare un peto così maleodorante, che l’allora giovane medico lo diagnosticò come sintomo di tumore al colon, gli eventi successivi confermarono la diagnosi. Ai pazienti con aria nell’intestino tenue suggerisco di mangiare verdure rosse e amare, tipo radicchio, ai colitici di eliminare assolutamente latte e latticini.

Determinare se l’origine del problema è inerente al Movimento Terra, Fuoco o Metallo, orienta la nostra terapia verso una rotta precisa con possibilità di esito più sicuro. Stitichezza, stipsi e costipazione, sono i termini più comuni che si associano a questo sintomo di difficoltà evacuativa.

Si va dalla stipsi occasionale, a vere sindromi gravi, dove nemmeno i normali clisteri e lavaggi del colon riescono a risolvere il problema in via definitiva. A una paziente che andava in bagno ogni quindici giorni con grandi sforzi, gli fecero ingoiare quindici palline di plastica nera per vedere in quanto tempo le avrebbe eliminate tutte…

Gli stitici sono invidiati dai diarroici, come i magri dagli obesi.

Situazione opposta, mi viene in mente di quel signore che raccontò di aver telefonato al medico per sapere se poteva fare il bagno con la diarrea, il dottore gli rispose:

«Se ne fa a sufficienza!»

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