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Fascite plantare, 27.000 terminazioni nervose sulla pianta del piede

Fascite plantare, aih, ahi, aih! Che dolori sono quelli della fascite plantare. Non permettono di camminare, sono invalidanti, non ci sono farmaci mirati per questi dolori. Il suffisso ite significa infiammazione: artrite, colite, cistite, appendicite, bronchite, borsite… Il suffisso osi significa deformazione: osteoporosi, artrosi, tubercolosi, ostosi.

Fascite Plantare
Fascite Plantare

Abbiamo già accennato a queste problematiche nell’articolo Dolore ai piedi.

Fascite plantare, cosa significa

Fascite significa semplicemente infiammazione dell’aponeurosi plantare, la robusta fascia fibrosa che unisce la zona plantare interna del calcagno con la base delle dita. Riveste un ruolo molto importante nella trasmissione del peso corporeo sul piede durante la deambulazione e la corsa.

Fascite plantare, dolore aponeurosi plantare

L’aponeurosi plantare subisce una distensione quando il piede si eleva sulle punte staccando il tallone dal suolo, gesto tipico della corsa e del salto, ma vi assicuro che la maggior parte delle persone che ho trattato con questo disturbo non erano atleti.
Gli atleti sono seguiti dai professionisti del ghiaccio e degli antinfiammatori e si rivolgono a noi quando la situazione si è ormai cronicizzata.

Fascite plantare, cause

Per capire le cause della fascite plantare ed elaborare una strategia di trattamenti utili per curare questa dolorosa situazione bisogna dare uno sguardo all’anatomia del piede.

Non ricordo di aver mai riscontrato un disturbo del genere a una persona con un piede morfologicamente o patologicamente piatto, ciò significa già qualcosa.

Si fa risalire la diagnosi di fascite plantare “a causa di eccessivo utilizzo”. Questa diagnosi può andare bene per un atleta che si è spinto oltre i suoi limiti, ma per una persona normale, che vive una vita quasi sedentaria, dove riscontriamo “la causa di eccessivo utilizzo”?

Fascite plantare, disturbi tipici

Il disturbo più comune della fascite plantare è il dolore e la rigidità che va dalla parte plantare del tallone e tende a spostarsi verso l’avampiede, migrando lungo tutta la pianta e risparmiando soltanto le dita. Il dolore ha differenti sfumature soggettive: bruciante, pungente, senso di tumefazione o soletta, stilettate che fanno ricadere sul letto i poveri malcapitati.

Il dolore è più forte al mattino nella fascite plantare  quando si muovono i primi passi, dopo un po’ che si sta in piedi o seduti, quando si salgono le scale. Il dolore può svilupparsi lentamente nel tempo o improvvisamente. Dopo intensa attività sportiva comporta un’altra diagnosi, si può parlare“a causa di eccessivo utilizzo”.

I sintomi tipici della fascite plantare sono causati dalla ripetizione continua di micro traumi che si ripercuotono sulla fascia sfibrandola poco a poco. Alla base di questa degenerazione vi è la perdita di elasticità del legamento associato a un eccessivo accorciamento. Ogni volta che si estende dorsalmente il piede, sollevandoci sulle punte, l’atto di alzarci per esempio, l’aponeurosi plantare è stirata.

L’entità di questo stiramento è tanto maggiore quanto più lo stacco è vigoroso e quanto più velocemente è applicata la forza di trazione. Per questo motivo in seguito a una forte azione di spinta sull’avampiede può verificarsi una rottura di alcune fibre che formano la fascia a causa dell’eccessivo allungamento.

Fascite plantare, in quanto tempo guarisce?

Fascite plantare
Fascite plantare

Queste lesioni solitamente sono impercettibili e per nulla gravi, ma hanno bisogno di tempi piuttosto lunghi per essere riparate. Le strutture tendinose sono molto innervate, ma non sono vascolarizzate, per cui sono particolarmente dolorose, la loro risoluzione comporta tempi lunghi, la rilfessologia plantare accorcia i tempi di guarigione.

In caso di trauma a un tendine o a un legamento, per ricostituirsi il piede impiega circa il doppio del tempo di un osso che si rompe. A questo punto appare evidente come la ripetizione continua di micro traumi nel tempo possa causare una degenerazione del legamento dando origine alla fascite plantare.

Il punto più sensibile di questo tipo di lesioni è l’inserzione calcaneare dell’aponeurosi, che dopo la degenerazione tende a infiammarsi causando il caratteristico dolore nella regione mediale interna del calcagno. Durante il riposo notturno si vive la situazione opposta: le punte dei piedi sono rilassate e tendono a guardare verso il basso. Di conseguenza l’aponeurosi tende ad accorciarsi.

Quando si è affetti da fascite plantare, il mattino, non appena ci si alza dal letto, i piccoli movimenti del piede richiedono un allungamento del tessuto fibroso che tende tuttavia a rimanere contratto causando dolore. Lo stesso movimento gradualmente stimola l’allungamento dell’aponeurosi plantare favorendo la regressione del dolore. La lettura riflessa  Zu prende in considerazione come prima cosa che il tessuto interessato è il connettivo, ciò che connette, in questo caso un muscolo all’osso.

Fascite plantare, il massaggio inizialmente e lento e pressorio

Si massaggia l’area dolente delicatamente. La funzione del massaggio in questa circostanza è di permeabilizzare l’aponeurosi, perché non è vascolarizzata, quindi non è possibile farvi affluire endorfine attraverso il sangue per la risoluzione del dolore. Il massaggio inizialmente e lento e pressorio, permeabilizzare e dinamizzare, la pressione sviluppa calore ma ciò non è sufficiente.

Già detto che il dolore è più forte il mattino, quando si muovono i primi passi, dopo un po’ che si   in piedi o seduti, quando si salgono le scale. Manifestazioni dolorose conseguenze di raffreddamento dei tessuti.  Ecco perché dopo un po’ che stiamo camminando, il dolore tende a diminuire: i tessuti interessati si scaldano, vivono un fisiologico riscaldamento, quindi non sono consigliati gli anti infiammatori.

Se con il riscaldamento il dolore diminuisce, perché la medicina classica consiglia il ghiaccio? Paralizza le informazioni nervose, nell’immediatezza crea un’analgesia, riduzione del dolore, ma a livello della struttura si ha una compattazione molecolare che determina una riduzione dell’elasticità con successivo aumento di probabilità di rottura del tessuto.

Fascite plantare, ansia, retrazione catena muscolare posteriore

L’aponeurosi plantare è l’ultimo anello della catena muscolare posteriore che inizia dalla base del cranio. I muscoli principalmente implicati sono quelli della gamba, in particolare modo il gastrocnemio o polpaccio. Quando la catena si accorcia per problematiche di origine ansiosa, la manifestazione della retrazione diventa evidente generando dolore.

I muscoli volontari superficiali, della catena muscolare sinistra, sono controllati dall’emisfero cerebrale destro, viceversa i contro laterali. Se l’elemento ansioso è di origine emozionale, analogica, affettiva, si contrae il lato sinistro, se di origine organizzativa, razionale, logica, il lato destro.

Se i dolori sono al mattino, svegliandosi, significa che l’ansia è stata somatizzata durante l’attività onirica, durante il sonno, i sogni sono stati angoscianti. Se i dolori si manifestano durante il giorno, l’inconscio ci sta dando chiari segni di disagio relazionale: il dover andare ci crea ansia. La prima terapia quindi consiste nel fa prendere coscienza alla persona di quali siano le origini del problema.

Come terapisti Zu, dobbiamo ottenere la decontrazione della catena muscolare principalmente contratta. I meridiani principalmente implicati sono quelli dello zutaiyang (V.) e zushaoyang (V.B.). I punti jing che richiamano l’energia verso il basso sono V.67 e V.B.44, i punti di dispersione V.65 e V.B.38, i punti xi di disostruzione V.63 e V.B.36. Questi due meridiani si massaggiano dal polpaccio verso le dita dei piedi con la tecnica del “battito d’ali”.

Sulla pianta del piede soffermarsi a massaggiare la striscia orizzontale che corrisponde all’area dell’aponevrosi, dove si trasforma da tendine in muscolo, in corrispondenza dell’articolazione calcaneo scafoidea. Il consiglio che dò ai pazienti, i compiti da fare a casa sono: prendere una borsa d’acqua calda, metterci sopra un asciugamano bagnato caldo e appoggiarci la pianta del piede.

Il calore della borsa tende a salire, attraversa l’asciugamano bagnato e il piede riceve una informazione caldo-umido, una specie di bagno turco locale. La coesione molecolare del vapore è inferiore a quella dell’acqua, per cui penetra nei tessuti più profondi. Si consiglia altresì di fare questi impacchi di mattina, così che camminando il lavoro muscolare determina dispersione, evita la stagnazione dell’umidità che raffreddandosi sarebbe deleteria.

I risultati, rispetto alle aspettative, per la rapida scomparsa della sintomatologia, appaiono miracolistici. La risoluzione in brevi tempi di dolori così forti e limitanti, impressiona così tanto i pazienti che la loro fidelizzazione è assicurata. Ultimamente è tornato a trovarmi un paziente che trattai per questo problema trentadue anni fa! Tornato comunque per altri problemi.

Consigli:

  • Estendere e flettere i piedi prima di alzarsi, ancora nel letto
  • Riposo il più possibile
  • Massaggi mirati
  • Impacchi caldo umidi
  • Indossare scarpe con un buon supporto e plantari morbidi.
  • Feltrini ammortizzanti nella zona più dolente.
  • Esercizi di stretching aiutano a distendere i tessuti che circondano il calcagno.

In piedi

  • In piedi, di fronte alla parete, a circa un metro di distanza, collocare il piede sano in avanti rispetto all’altro
  • Mantenere la gamba posteriore diritta con il tallone appoggiato a terra, le punte del piede dritte in avanti
  • Appoggiare le mani al muro all’altezza elle spalle, lentamente inclinare il busto in avanti fino ad avvertire una certa tensione a livello del polpaccio
  • Mantenere la posizione per venti secondi e ripetere 3-4 volte. Se la tensione avvertita è leggera anche con il busto molto inclinato, distanziatevi maggiormente dalla parete.
  • Ripetere lo stesso esercizio mantenendo la gamba posteriore leggermente piegata. In questo modo si andrà ad allungare maggiormente la parte inferiore del polpaccio.

Con le spalle al muro

  • Con la pianta del piede appoggiata al terreno sollevare le dita mantenendo il tallone in appoggio, abbassare le dita toccando il terreno ad eccezione dell’alluce, abbassare l’alluce e tenerlo appoggiato al terreno sollevare soltanto le altre quattro dita. Ripetere per venti volte.

Seduti a terra

  • Su una superficie rigida con la gamba del piede dolente tesa in avanti e l’altra piegata. Il piede colpito dolorante è mantenuto diritto e appoggiato soltanto sul tallone.
  • Con una fascia elastica, reperibile nei negozi sportivi, posta attorno alla volta plantare del piede dolente impugnate le estremità, delicatamente  tirarla verso il corpo percependo la tensione dei muscoli parte posteriore coscia e fascia plantare. Mantenere la posizione per 20-30 secondi e ripetere 3-4 volte. Se la tensione avvertita è leggera, riponete la fascia e ripetete l’esercizio inclinando il busto in avanti cercando di tirare verso di voi la punta del piede.

Seduti su una sedia o in piedi

  • Raccogliete con la punta delle dita un fazzoletto, sollevatelo e lasciatelo cadere venti
    volte.
  • Seduti, con le ginocchia flesse a 90°, i piedi completamente appoggiati al pavimento, alzare verso l’alto la punta delle dita del piede dolente mantenendo il tallone appoggiato al terreno.
  • Mantenere la posizione per 5 secondi, rilassarsi e ripetere l’esercizio dieci volte. Procuratevi un rullo di legno e fatelo scorrere sotto la pianta del piede lentamente. Il piede deve essere coperto da una calza di cotone o lana, per evitare la dispersione del calore generata dall’esercizio.

Scale

  • Salire su uno scalino con entrambi i piedi. Appoggiandosi alla parete o aggrappandosi alla ringhiera, arretrare il piede dolente in modo che il tallone sia libero di scendere verso il basso. Lentamente e senza forzare troppo l’allungamento abbassare il tallone, non appena si percepisce una leggera tensione al polpaccio fermare la discesa, mantenere la posizione per circa venti secondi e ritornare nella posizione di partenza. Ripetere 3-4 volte.

Inutili

  • Plantari su misura
  • Fasciature notturne per mantenere il piede in flessione
  • Steccaggio di notte per mantenere il piede in flessione
  • Tutore tipo walker, che si presenta come uno scarpone da sci

Dannosi

  • Anti-infiammatori non steroidei: Ibuprofene, Ketoprofene, Nimesulid…
  • Applicare ghiaccio sulla zona dolente
  • Infiltrazioni di corticosteroidi nel tallone